Spettacolo

L’ex volto della Tv pubblica: “In Rai deriva politicizzata”

“Sono diventato un assiduo frequentatore di giardinetti pubblici”. Così Maurizio Mannoni, storico conduttore di Linea Notte su Rai 3, racconta la sua nuova vita lontano dalla tv di Stato, in un’intervista a Repubblica. Mannoni, messo ai margini dai vertici Rai, è oggi in ferie forzate in attesa della pensione. E non nasconde la sua delusione per la deriva presa dal servizio pubblico. Parole dure, quelle dell’ex volto notturno di Rai3, che descrivono una tv di Stato troppo schiacciata sull’attuale governo e incapace di interpretare la sua funzione di servizio pubblico.

La delusione di Mannoni per la deriva della tv di Stato

“Come spettatore posso dire che fatico a riconoscere la Rai che ho servito per decenni. E come me tanti telespettatori che incontro e mi chiedono: ma che sta succedendo?”, spiega Mannoni. In particolare, è la “disaffezione di una fetta consistente del pubblico” a colpirlo. Secondo il giornalista, i nuovi vertici Rai stanno aggravando un processo di allontanamento degli spettatori già in atto: “Troncare di netto con conduttori e programmi di identità e appeal per sostituirli badando solo all’allineamento politico, rischi di perdere il tuo pubblico”.

La critica di Mannoni alla lottizzazione selvaggia

Mannoni punta il dito contro la lottizzazione selvaggia, che però in passato lasciava spazi di autonomia come Rai3 dell’era berlusconiana. Oggi invece “cosa resta? Poco o nulla”. E così si rischia solo di favorire la concorrenza. “Se non offri più prodotti di qualità a uno specifico target, quel pubblico va altrove” spiega Mannoni, riferendosi all’ala progressista e di sinistra tradizionalmente legata alla Rai. “È scomparso il racconto della realtà che per anni ha caratterizzato il servizio pubblico, con diverse prospettive e modi di pensare. Ora c’è solo uniformità all’indirizzo politico”, critica l’ex mezzobusto.

La soluzione suggerita da Mannoni per rilanciare la Rai

Per una visione pluralista dell’informazione, Mannoni suggerisce di guardare Floris, Mentana o Porro: “In Rai tranne Vespa non c’è più nulla di non omologato”. Sui telegiornali poi “c’è un appiattimento che gli spettatori colgono e fuggono altrove”. La soluzione per Mannoni è offrire contenuti nuovi ma con lo stesso appeal, senza imporre il “pensiero unico” per compiacere la maggioranza politica. “Fossi nei vertici Rai, mi farei qualche domanda. Così si rischia solo di perdere credibilità e ascolti”, conclude.

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