Quando il piacere sessuale si confonde con il piacere carnale

Nonostante l’esplosione di informazioni sul tema della sessualità, in buona parte delle coppie italiane il livello di ignoranza, in questo ambito, è ancora sconcertante, a causa del gran numero di convinzioni erronee ed atteggiamenti disfunzionali: sia da parte maschile, quando la tenerezza viene confusa con la debolezza e quindi evitata, sia quando la donna, sotto la spinta di una emancipazione integrale, cerca (a volte può anche esigere) prestazioni di virilità, come se il maschio fosse una macchina sessuale agente a comando per un proprio piacere personale.

Affettuosità, effusioni non sessuali ed emozioni tenere diventano imbarazzanti, poco virili, non necessarie, quindi inutili quando ci si aspetta una intimità, esclusivamente genitale, che coinvolge solo due corpi, dove sesso e rapporti sessuali coincidono.  Tante coppie limitano i loro contatti fisici al rapporto sessuale “di solo penetrazione”, spesso silenzioso, routinario e a scadenze periodiche, privandosi del piacere personale, più ampio, di una esperienza integrata fatta di propriocezioni, sensazioni coinvolgenti tutti i sensi, emozioni positive, immagini mentali, pensieri.

Tutto ciò in armonia con una certa cultura che enfatizza la competitività, la velocità, il raggiungimento di obiettivi prefissati, atteggiamenti doveristici, diffusi e condizionanti, che spesso ci portiamo pure in camera da letto. Il sesso con il partner non è come lo si vede nei film erotici o lo si legge in certi romanzi! Un’attività sessuale appagante non dipende, come erroneamente si può credere, dagli organi genitali, ma dall’atteggiamento mentale che vede il sesso come una ricerca di piacere personale, non esclusivamente genitale:  solo piacere (senza doveri, prestazioni, obiettivi fissi) e comunque condiviso con l’altro, con un partner con cui si condivide un progetto comune e sentimenti d’amore, stima e reciproco rispetto.

Pertanto una sessualità felice comporta di “disimparare” schemi comportamentali, agiti acriticamente e abitudinariamente, derivanti da convinzioni per lo più stereotipate, imparando invece a concentrarsi su di sé e ad ascoltare solamente le proprie sensazioni corporee piacevoli comunicandole reciprocamente, attraverso contatti fisici inesigenti, non necessariamente genitali, per raggiungere una completa intimità, non solo sessuale.  Si tratta di un nuovo modo di vivere il proprio piacere sessuale, inesigente e liberamente, senza ansie, paure, vergogne, colpe, doveri, prestazioni agite ed attese, obiettivi fissi, come purtroppo succede sovente, prima di accorgersi di avere acquisito una disfunzione sessuale.

A volte alberghi, stanze di amici e ambienti nuovi, lontano dalla quotidianità, aiutano a decondizionarsi da abitudini radicate (spesso trasformatesi in vere e proprie disfunzioni), consumate in stanze da letto o in automobile, e a trovare un migliore entusiasmo che ravviva la vita di coppia.

Professor Paolo Zucconi, psicoterapeuta e sessuologo clinico comportamentale, psicologo legale a Udine

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