Il nagaimo è un tubero selvatico dalla polpa bianca e carnosa, caratterizzato da un sapore dolce e piacevole che ricorda quello della mandorla.
Ha una forma simile a una lunghissima patata, da cui deriva il suo nome, visto che nagaimo in giapponese significa “patata lunga”. Si tratta di un alimento molto usato nella cucina asiatica, soprattutto in quella giapponese, cinese e coreana.
Esternamente è ricoperto da uno strato di pelle dorata, mentre all’interno secerne un liquido viscoso dalla consistenza collosa che fuoriesce quando viene grattugiato. A livello di proprietà, il nagaimo vanta un elevato contenuto di amidi. Una volta grattugiato, il nagaimo in Giappone viene chiamato “tororo” e può essere consumato a crudo, condito con qualche goccia di salsa di soia o utilizzato come condimento, soprattutto per insaporire gli udon, ossia noodles preparati con farina di grano duro, o i piatti a base di riso e verdure.
Questo tubero, però, viene anche mangiato fritto o grigliato, apprezzando il contrasto tra la pastosità della polpa e la piacevole croccantezza della superficie esterna. Inoltre, in Asia il nagaimo è l’ingrediente base di molte zuppe, anche se viene spesso preparato nello stesso modo in cui noi europei cuciniamo le patate, quindi saltato in padella, bollito, al forno e fritto. Di seguito trovate la ricetta dell’okonomiyaki con nagaimo, un piatto tipico giapponese che ricorda la nostra frittata.
Ingredienti:
Preparazione:
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