“The Fabelmans” non è solo un film, ma un viaggio intimo nell’infanzia e nell’adolescenza di Steven Spielberg.
L’opera, diretta dal celebre regista e vincitrice di due Golden Globe, andata in onda in in prima visione, ieri, mercoledì 5 marzo, è una vera e propria lettera d’amore al cinema e racconta la scoperta della sua passione per la settima arte e le dinamiche familiari che hanno segnato la sua crescita.
Con Gabriel LaBelle nei panni del protagonista Sammy Fabelman e Michelle Williams e Paul Dano nel ruolo dei genitori, la pellicola intreccia finzione e realtà, rivelando gli eventi che hanno plasmato la carriera di uno dei più grandi cineasti contemporanei.
Nato a Cincinnati nel 1946, Spielberg cresce in una famiglia ebrea con tre sorelle. Fin da bambino manifesta un forte interesse per il cinema, filmando cortometraggi amatoriali con una cinepresa 8 mm.
Uno degli episodi chiave, ripreso anche nel film, è la sua ossessione per “Il più grande spettacolo del mondo” di Cecil B. DeMille, che lo spinge a ricreare una scena di incidente ferroviario con il suo trenino giocattolo.
La madre Leah, pianista concertista, incoraggia la sua creatività, mentre il padre Arnold, ingegnere elettronico, è spesso assente per motivi di lavoro. Questa distanza emotiva, centrale nel film, influenza profondamente il giovane Spielberg.
La famiglia si trasferisce più volte, prima nel New Jersey e poi in Arizona. Questi spostamenti acuiscono le tensioni domestiche e lo espongono a episodi di antisemitismo.
Nonostante ciò, continua a coltivare il suo talento cinematografico, girando “Escape to Nowhere“, un cortometraggio di guerra di 40 minuti con amici e compagni di scuola. Dopo il liceo, si iscrive all’Università Statale della California, ma la sua vera formazione avviene agli Universal Studios, dove si introduce clandestinamente fingendosi dipendente.
Nel 1968 realizza “Amblin”, il corto che darà il nome alla sua futura casa di produzione, Amblin Entertainment.
Molti episodi narrati nel film trovano riscontro nella realtà. Un esempio è la scoperta di un segreto familiare attraverso le riprese di Sammy, ispirata a un evento reale: rivedendo alcuni filmati, Spielberg intuì la relazione tra sua madre e un amico di famiglia.
Il film affronta inoltre il tema dell’identità culturale e delle difficoltà adolescenziali, proponendo una riflessione sulla crescita, l’arte e la famiglia. “The Fabelmans” non è solo un omaggio alla nascita di una vocazione, ma anche un racconto sincero delle esperienze che hanno segnato il percorso di uno dei registi più influenti della storia del cinema.
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