Spettacolo

“Painkiller”, la nuova serie TV Netflix sulle dipendenze

“Tutto il comportamento umano è costituito essenzialmente da due cose: fuggire dal dolore, correre verso il piacere, ma se noi riusciamo a insinuarci lì in mezzo, tra dolore e piacere non dovrete mai più preoccuparvi dei soldi”.

Inizia così, con queste parole pronunciate da Mattew Broderick, nei panni di Richard Sackler, il Presidente del colosso farmaceutico “Purdue Pharma”, “Painkiller“, la serie TV Netflix disponibile sulla piattaforma streaming dal 10 agosto.

La miniserie in sei episodi di Eric Newman e dei creatori di Narcos getta luce sulla devastante crisi degli oppioidi, che ha sconvolto gli Stati Uniti a partire dagli anni Novanta. La serie racconta la lunga scia di morte causata dall’OxyContin (Ossicodone), un potente antidolorifico a base di eroina prodotto da “Purdue Pharma”, regolarmente prescritto, che ha provocato, negli USA, tra il 1996 e il 2017, il decesso di circa 300mila persone.

La serie tv, ispirata all’omonimo libro del premio Pulitzer Barry Meier, racconta in modo lucido e spietato le vicende di tutti i protagonisti di questa storia agghiacciante, dai responsabili di Purdue Pharma ai consulenti, dalle vittime fino a tutti coloro che si sono battuti fino all’ultimo per fare emergere la verità sul farmaco.

Ogni episodio comincia con la toccante testimonianza dei parenti delle vittime, madri, padri che hanno scelto di condividere le tragiche vicende, che hanno toccato i loro cari, vittime dell’OxyContin.

La trama e il cast

Al centro della serie ci sono le indagini dell’investigatrice Edie Flowers, interpretata magistralmente da Uzo Aduba, che si accorge subito che qualcosa non quadra e si impegna anima e corpo nella lotta contro Purdue Pharma.

La serie si apre con un breve racconto del fondatore dell’azienda Arthur Sackler e della sua visione, per poi concentrarsi sul nipote Richard, noto come “il mostro”, che raccoglie l’eredità della famiglia e decide di commercializzare il farmaco.

Attraverso campagne di marketing aggressive e una rete di vendita diffusa capillarmente su tutto il Paese, in poco tempo il colosso farmaceutico riesce a promuovere il farmaco incriminato, proponendolo come il più sicuro degli analgesici. La scena poi si sposta su Glen, un padre di famiglia e imprenditore, che inizia ad assumere il farmaco per via di una brutta caduta e che comincia a sviluppare una vera e propria dipendenza.  

La crescita di Purdue Pharma è alimentata dalle vendite, dal marketing ingannevole, dalle menzogne, dalla corruzione e da dati distorti. La famiglia Sackler, nonostante il ruolo nell’epidemia, gode di riconoscimento sociale e finanzia scuole, musei e ospedali e opera indisturbata, facendo enormi profitti, mentre negli USA la gente continua a morire.

La macchina delle vendite è la vera fortuna dell’azienda, con una squadra di venditrici che promuove il farmaco in lungo e in largo come se fosse un prodotto di consumo.

Oltre allo strambo e inquietante magnate della Purdue Pharma Richard Sackler, interpretato da Matthew Broderick e dall’investigatrice Edie Flowers, interpretata dalla magnifica Uzo Aduba, degni di nota sono gli attori Taylor Kitsch nel ruolo di Glen e West Duchovny nei panni della venditrice Shannon Scheffer, cui fa da mentore la navigata Britt Hufford, interpretata da Dina Shihabi.

“Painkiller” è un vero e proprio atto di denuncia contro l’operato della Purdue Pharma e della rete di medici e professionisti che l’hanno sostenuta, un atto di accusa che mette in luce la devastante realtà della dipendenza da oppioidi, ma anche il coraggio di chi ha lottato per fare emergere la verità.

Una storia ben lontana dal lieto fine e che lascia negli spettatori un misto di sgomento, dolore, indignazione e amarezza, che spinge a interrogarsi sulle enormi responsabilità delle aziende farmaceutiche nella crisi delle dipendenze.

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