Hammam consigliati a Istanbul: l’esperienza del benessere

di francesca
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E’ l’esperienza dell’hammam a Istanbul, e se non lo provi non puoi dire di aver conosciuto a fondo la città. Gli occidentali hanno di solito qualche remora di carattere igienico: la si  può superare portando le proprie ciabatte e spugne e guanti di crine personali ma, ammettiamolo, così si perde un po’ il gusto dell’esperienza. E comunque il guanto di crine te lo consegnano nuovo all’ingresso e quindi preoccupati solo di rispettare tutti i passaggi, in tempi e modi orientali: dal sogukluk, il tepidario, dove assuefarsi al vapore rinfrescandosi a fontanelle di marmo, alla gobek pagi il grande calidario, dove la temperatura può raggiungere i 55 gradi. Una volta strigliate a dovere ci si ritira in un camerino a riposare e ci si rilassa in chiacchiere bevendo the o succhi di frutta nel vestibolo.

La filosofia, infatti, è quella di concedersi tempo per prendersi cura del proprio corpo e rilassarsi. Uno dei più belli, sicuramente il più antico in attività, è quello di Cemberlitas Hamami di epoca quattrocentesca; si trova nel quartiere di Sultanahmet, è aperto dalle 6 del mattino a mezzanotte. Ha zone separate per uomini e donne e le cupole, i lavandini scavati nei blocchi di marmo e le vasche, sono proprio quelle dell’arte romana: il plin plin delle gocce di vapore che si staccano dagli alti soffitti, lo sciacquio dei getti d’acqua ricreano i suoni dei tempi antichi, musiche naturali che nessun pezzo new age può eguagliare. Altro hammam famoso frequentato fin dal XVIII secolo è il Galatasaray Hamami in Turnacibasi Sokak 2 aperto tutti i giorni dalle 6,30 alle 20; ci si rilassa sotto cupole colorate degne delle moschee più belle, tra una doccia ghiacciata e una frizione profumata di spezie che ottenebrano i sensi.

Uscita dall’hammam ti sentirai un’altra, pronta per un caffè da Hidiv, il bar dell’omonimo hotel, aperto anche a chi non soggiorna nell’albergo, come e meglio di un museo. Vieni almeno per unthe alla menta o un caffe turco, serviti in modo elegante e impeccabile, sotto pareti affrescate e arredi originali del 1906 in stile floreale.

E poi buttati senza troppi sensi di colpa nello shopping sfrenato al Gran Bazar. il cuore dell’antica città dei commerci. Una visita al Capali Çarsi, è molto più di un’occasione per acquistare souvenir: se ci si concede tempo e si lascia spazio alla propria curiosità il mercato di Istanbul è tanto interessante quanto un museo. Lo è negli arabescati viali coperti, il più grande suk coperto del mondo. Per averne un’idea basti pensare che per accedervi ci sono 12 ingressi. All’interno cinquemila negozi, caffè, ristoranti, cambia-valute, moschee, botteghe, laboratori d’artigianato, sale d’aste. Importante sapere è che nulla si paga per il prezzo richiesto ma si riuscirà a portare via l’oggetto dei desideri solo dopo un’estenuante trattativa fatta di andirivieni. Sulle mura del bazar ottimo indirizzo per tappeti persiani e Kilm antiche i e moderni: Ahtamara Art Sandal Bedesteni, 14 Kapalicarsi. D’obbligo, per chi preferisce il suk più autentico, Misir Carsisi, il mercato delle spezie, rutilante di colori e odori, dove la visita da Yasar kuruyemis è una buona occasione per far una scorpacciata di spezie dove non manca una buona selezione di the e caffè o del pregiatissimo caviale belga iraniano e russo.

Daniela de Rosa, giornalista professionista, vive a Londra. Ha lavorato per Il Giornale di Montanelli, D la Repubblica delle Donne, Anna, Elle, Donna Moderna, Il Diario, Dove, Carnet, Airone, Belleuropa. Ha scritto e condotto trasmissioni radiofoniche su Rai RadioDue. Nel 2000 ha ideato e tuttora dirige www.permesola.com. Ha pubblicato Venezia Women-friendly, la prima di una serie di guide di viaggio pensate per un pubblico femminile.

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