Tra momenti indimenticabili e colpi di scena cala il sipario sul 69esimo Festival di Cannes, una delle edizioni più promettenti fin dalla prima giornata che fino alla fine ci ha lasciato con il fiato sospeso. Tra pronostici e sorprese, alla fine, la Palma d’oro per il miglior film è andata a I, Daniel Blake, di Ken Loach, autore di un dramma umano e sociale che ruota intorno alla storia di un uomo che non soltanto viene abbandonato dallo stato, ma che rimane anche vittima di una macchina burocratica che mette in crisi la dignità di questo povero vedovo che a causa di un problema di salute non può riprendere la sua attività lavorativa. Una grande storia, un grande film, un grande regista.
Tra gli attori la Palma per la migliore interpretazione femminile è andata a Jaclyn Jose, la protagonista di Ma’ Rosa, il film di Mendoza, mentre il riconoscimento come migliore interprete maschile se lo è aggiudicato l’iraniano Shahab Hosseini, con Forushande di Asghar Farhadi, che è stato abbastanza bravo da meritare anche un riconoscimento per la Sceneggiatura.
Il premio alla Regia, invece, lo hanno condiviso Cristian Mungiu, il regista romeno in gara con Bacalaureat, una delle pellicole più quotate del Festival, e Olivier Assays con il film Personal Shopper, in questo caso un premio un po’ inaspettato se consideriamo che la critica non lo ha accolto con benevolenza. Il regista racconta la storia di una giovane personal shopper, Kristen Stewart, che si sposta continuamente tra alberghi, negozi e case private, in attesa che il fratello gemello si manifesti dall’aldilà. In breve, come lo ha definito qualcuno, un film che è la rappresentazione di una giovane mente turbata e ossessionata.
Il premio della giuria è andato invece ad American Honey di Andrea Arnold, un ritratto generazionale che ci regala una inedita riflessione sul precariato, che va ben oltre l’accezione comune, mentre il Grand Prix della giuria se lo è guadagnato il regista canadese Xavier Dolan in concorso con It’s only the end of the world, un film profondo ma leggero, che racconta l’addio alla vita di uno scrittore che dopo tanti anni di assenza ritorna a casa per “salutare” i suoi cari perché sa di dover morire. E lo fa con uno scambio di sguardi e di parole frutto del desiderio di chi vuole andarsene in pace, un addio che però rimane quasi inespresso. E infine il Festival di Cannes 2016 si chiude con il premio a Hounda Benyamina, una giovane regista franco-marocchina che con Divines si aggiudica il premio miglior Opera Prima “Camera d’or”.
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