22 gennaio 2011 |

I libri fantasy e di fantascienza consigliati più belli di sempre

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Il Signore degli anelli”, di JRR Tolkien, 1955

Immancabile ed imperdibile, simbolo dell’intera categoria del fantasy, il “Signore degli anelli” racchiude tutti gli ingredienti del genere. Tornato in auge dopo anni di oblio grazie alla trilogia portata al cinema e vincitore di innumerevoli premi Oscar, Tolkien ha mescolato i suoi interessi linguistici, mitologici, filologici per lasciarci un capolavoro mozzafiato. Non mancano neanche le sensazioni personali dell’autore, provenienti dal servizio militare durante la Prima Guerra Mondiale, dal suo senso religioso, le influenze ricevute dal mondo della Letteratura. Se volete iniziare un viaggio nel fantasy, non potete che partire da qui!

Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, di George Martin, 1996

In Italia questo ciclo, molto famoso, è stato stampato con grandi modifiche rispetto all’originale per quanto riguarda la composizione dei volumi. In America sono ufficialmente sette, in Italia sono già nove, ma mancano gli ultimi tre già editi negli Stati Uniti. Ambientato in una sorta di Europa medievale, inizia la lotta per decidere chi siederà sul Trono di Spade dopo la morte del re Robert Baratheon. Molte le similitudini con la storia britannica e la geografia del paese anglosassone e spietata è la descrizione di scene di guerra e di sesso. Questo ciclo rappresenta il più grande successo del genere fantasy degli anni ’90 e 2000.

Harry Potter,” di J.K. Rowling, 1997

Mago Merlino ha perso lo scettro di mago più famoso del mondo è la colpa è solo del piccolo Harry, che per 7 volumi e dieci anni di storie ha accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di molti giovani lettori. Tutti concordano con il fatto che gli ultimi due hanno poco di fanciullesco, ed è giusto, forse, perché il maghetto è diventato adulto e così anche i suoi fans. Anche in questo caso il cinema ha avuto un ruolo fondamentale perché nessuno è capace di dare un volto ad Harry che non sia quello dell’attore Daniel Radcliffe. Recente, ma già un classico del genere.

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, di Philip Dick, 1968

Morto a 54 anni, nel 1982, Philip Dick non si è risparmiato. E’ autore di un numero impressionante di romanzi e racconti, che hanno ispirato film epici: Blade Runner, Minority Report, Terminator, Matrix…il cinema deve molto alla sua vena creativa. Questo romanzo racconta di un mondo post-guerra condannato alla distruzione. Il conflitto ha causato l’estinzione di migliaia di specie viventi. Per sopravvivere, gli uomini si sono spostati nello spazio. I sopravvissuti sognano di possedere animali reali, quelli che un tempo era così semplice trovare in giro. Così, le varie compagnie producono cani, gatti, cavalli e uccellini assolutamente uguali agli originali estinti. E fanno lo stesso anche con l’uomo. Rick Deckard si occupa di “ritirare” i robot troppo simili agli uomini e quando si imbatte in un gruppo che prova addirittura delle emozioni, inizia a porsi delle domande su se stesso, su cosa è diventato l’universo e su dove si andrà a finire. Un classico della fantascienza, che tratta temi e paure estremamente umani.

Io, robot”, di Isaac Asimov, 1950

E’ un’antologia di racconti di fantascienza composti da Asimov nell’arco di 10 ani, dal 1940. Contiene nove racconti, indipendenti l’uno dall’altro, che hanno come protagonisti i robot e l’equipe di scienziati che deve svilupparli. Asimov era un biochimico, aveva dunque delle importanti conoscenze scientifiche che gli permisero di allontanarsi dalla sola fantasia per avvicinarsi in maniera più netta alla scienza pura. Scrisse questi racconti basandoli sulle leggi della robotica, ideate probabilmente dallo scrittore John Campbell, smascherandone gli apparenti errori e le contraddizioni. Da quest’antologia è stato tratto il film omonimo, con Will Smith, nel 2004.

Fahrenheit 451″, di Ray Bradbury, 1966

In un futuro controllato e alienante, il vigile del fuoco Guy Montag ha il compito di bruciare tutti i libri che riesce a scovare. In questa nuova società, infatti, la lettura è bandita, e la popolazione per ricevere svago e notizie solo dalla tv. La vita di Montag cambia quando conosce Clarisse, una ragazzina sua vicina di casa, che vive in una famiglia felice. Nulla di strano, se non che la famiglia di Clarisse non possiede un televisore. Montag inizia a riflettere, capisce di non amare la sua vita né sua moglie, ed inizia a leggere i libri che dovrebbe bruciare. Quando la moglie lo scopre, lo denuncia, e l’uomo è costretto dai colleghi a bruciare la sua stessa casa. Provocato dal suo capo, Montag lo uccide e fugge. In compagnia di altri uomini fuggiti dalla società, fonda una sorta di circolo per la conservazione della memoria letteraria dell’umanità. Non manca nemmeno la bomba atomica, sganciata sulla città di Montag, che spingerà l’uomo a far ritorno per aiutare i superstiti. Questo romanzo rappresenta una forte critica agli imperi televisivi, in grado di spostare opinioni e consensi, di educare e diseducare, alienare e amalgamare; “Fahreneit 451” fa parte del filone letterario denominato “fantascienza sociologica”.

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