16 Giugno 2022 |

Oriana Fallaci, biografia e opere della scrittrice, giornalista e attivista

di Redazione

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Oriana Fallaci, biografia e opere della scrittrice, giornalista e attivista italiana. Le tappe fondamentali della sua carriera, gli scritti più famosi, le tematiche che l’hanno resa celebre.

Oriana Fallaci

Giornalista, scrittrice e attivista, è la prima donna italiana ad andare al fronte in qualità di inviata speciale e partecipa da giovanissima alla Resistenza italiana. Ha pubblicato dodici libri, vendendo circa venti milioni di copie in tutto il mondo.

Oriana Fallaci nasce a Firenze il 19 giugno del 1929. Muore nel capoluogo toscano il 15 settembre del 2006. È la primogenita di Edoardo Fallaci (artigiano di origini toscane e romagnole) e di Tosca Cantini (casalinga di origini toscane e lontane origini catalane). Ha tre sorelle: Neera, Paola ed Elisabetta, quest’ultima adottata dalla sua famiglia.

Il padre è attivamente antifascista e la coinvolge da giovanissima nella Resistenza, col compito di staffetta. Oriana milita nelle Brigate Giustizia e Libertà: vive in prima persona i drammi della guerra. Nel 1944, durante l’occupazione di Firenze da parte dei nazisti, il padre è catturato e torturato, quindi rilasciato.

Dopo la maturità classica, Oriana Fallaci si iscrive alla Facoltà di Medicina, all’Università di Firenze. In seguito a un breve passaggio a Lettere, lascia gli studi universitari e si dedica al giornalismo, esortata anche dallo zio giornalista, Bruno Fallaci. Esordisce, da studentessa, al Mattino dell’Italia centrale: si occupa di diversi ambiti, dalla cronaca nera alla giudiziaria, passando anche al costume.

Da Milano a New York

Interrompe la collaborazione e si trasferisce poi a Milano, dove inizia a lavorare al settimanale Epoca, edito da Mondadori. Il direttore è lo zio Bruno che, per non favorirla, le fa prima correggere gli articoli dei collaboratori, poi le affida le cronache sull’Alta Moda Italiana. È inviata alla prima storica sfilata del 1952, presso la Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze.

All’età di 22 anni, nel 1951, Oriana Fallaci pubblica il suo primo articolo per L’Europeo. Tre anni dopo, quando lo zio viene licenziato da Epoca, lascia a sua volta il settimanale, per passare e L’Europeo, diretto da Michele Serra. Vi collabora fino al 1977.

Si trasferisce a Roma, vero centro della cronaca mondana dell’epoca, nel vivo degli anni della “dolce vita”. Nel mese di luglio del 1956 è per la prima volta a New York, per scrivere della scena mondana. Proprio da questa esperienza trae il materiale per il suo primo libro, “I sette peccati di Hollywood”, la cui prefazione è firmata da Orson Welles.

Tornata da Hollywood, incontra Alfredo Pieroni: tra i due ha inizio una relazione e, nel 1958, Oriana Fallaci scopre di essere incinta. Nel maggio dello stesso anni, mentre si trova a Parigi, ha un aborto spontaneo e rischia la vita.

Oriana Fallaci negli anni Sessanta

Fallaci realizza un reportage sulla condizione della donna in Oriente all’inizio degli anni ’60. Diventa il suo primo successo editoriale, come scrittrice: “Il sesso inutile“. Nel 1962 esce “Penelope alla guerra”, la prima opera narrativa. Un anno dopo pubblica “Gli antipatici“, un’antologia di ritratti al vetriolo di personaggi famosi del cinema e della cultura, intervistati per L’Europeo.

Parte per gli Stati Uniti alla vigilia dello sbarco sulla Luna e, nel 1965, pubblica il libro “Se il sole muore”, un diario di questa esperienza, che dedica al padre. Due anni dopo parte per il Vietnam, come corrispondente di guerra per L’Europeo. Oriana Fallaci torna in Indocina dodici volte in sette anni e racconta la guerra, documentandone tutti gli aspetti. Raccoglie le esperienze di guerra vissute in prima persona nel libro “Niente e così sia“, che esce nel 1969.

Nell’ottobre del 1968, alla viglia dei Giochi Olimpici, rimane ferita a Città del Messico, durante una manifestazione di protesta degli studenti universitari messicani contro l’occupazione militare del campus dell’UMAN. In quanto corrispondente di guerra, segue anche i conflitti tra India e Pakistan, in Sud America e in Medio Oriente.

Torna negli Stati Uniti nel 1969 per assistere al lancio della missione Apollo 11, un’esperienza che racconta nel libro “Quel giorno sulla Luna“, pubblicato nel 1970.

Anni Settanta

È il mese di agosto del 1973, quando Oriana Fallaci conosce Alexandros Panagulis, un leader dell’opposizione greca al regime dei Colonnelli. Si incontrano il giorno in cui lui esce dal carcere e iniziano una relazione durata fino alla morte di lui. Secondo quanto scrive, rimane incinta del patriota greco ma, in seguito a un litigio con Panagulis, ha un aborto spontaneo. Esce in questi anni “Lettera a un bambino mai nato“, dedicato alla maternità mancata. Il libro ha un grande successo e vende 4 milioni e mezzo di copie in tutto il mondo.

La storia con Panagulis viene raccontata da Fallaci nel romanzo “Un uomo“, pubblicato nel 1979, ma anche in una lunga intervista, raccolta in “Intervista con la storia“, insieme ad altre. La morte del compagno, in un incidente stradale che secondo lei è un vero e proprio omicidio politico, ne segna indelebilmente il percorso di vita.

Intervista importanti personalità della politica, della cultura e dello spettacolo. Analizza i fatti principali di cronaca e le tematiche contemporanee. Tra gli altri, intervista: re Husayn di Giordania, Võ Nguyên Giáp, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l’arcivescovo Makarios, Yasser Arafat,  Hailé Selassié, Henry Kissinger, Walter Cronkite, Federico Fellini, Indira Gandhi, Sean Connery, Muʿammar Gheddafi, Enrico Berlinguer, Pier Paolo Pasolini e l’ayatollah Khomeini.

Nel 1976 sostiene le liste del Partito Radicale. Riceve la laurea honoris causa in Letteratura dal Columbia College di Chicago, nel 1977. Scrive e collabora con numerosi giornali e periodici, tra cui New Republic, New York Times Magazine, Life, Le Nouvel Observateur, The Washington Post, Look, Stern.

Dai Settanta ai Duemila

Esce nel 1990 il romanzo “Insciallah“: Oriana Fallaci coniuga nel testo la ribalta internazionale con il racconto. Il libro è ambientato tra le truppe italiane inviate nel 1983 a Beirut. Fallaci ottiene dall’allora ministro della Difesa Spadolini di essere accreditata presso il contingente italiano.

In occasione dell’esperienza in Libano conosce Paolo Nespoli, sergente dell’Esercito e futuro astronauta. Dopo l’uscita di “Insciallah”, si isola a New York, nell’Upper East Side di Manhattan e inizia a scrivere un romanzo la cui lavorazione dura per tutti gli anni Novanta ed è interrotta dai fatti dell’11 settembre del 2001. All’inizio degli anni Novanta Oriana Fallaci scoprire di avere un cancro ai polmoni, che più tardi definisce “l’alieno”.

In seguito agli attentati dell’11 settembre del 2001 scrivere libri e articoli, che suscitano reazioni contrastanti. Analizza l’immigrazione islamica verso l’Europa e l’Italia. Si esprime anche in merito alla guerra in Iraq del 2003.

Pur dichiarandosi ne “La forza della ragione” atea-cristiana ed esprimendo opinioni anticlericali, afferma pubblicamente la sua ammirazione per Papa Benedetto XVI, che la riceve a Castel Gandolfo, in udienza privata, nell’agosto del 2005. L’incontro dovrebbe rimanere segreto, ma la notizia viene diffusa pochi giorni dopo, sebbene i contenuti di quel colloquio non vengano mai resi noti.

Morte di Oriana Fallaci

Oriana Fallaci muore a Firenze, il 15 settembre del 2006. Ha 77 anni e la morte sopraggiunge in seguito a un peggioramento delle sue condizioni di salute, dovute al cancro ai polmoni. È sua volontà morire nella città in cui è nata. Viene ricoverata nella clinica Santa Chiara e qui muore.

È sepolta nel cimitero degli Allori, di rito evangelico, ma che ospita tombe di atei, musulmani ed ebrei. Si trova nel quartiere del Galluzzo. Qui c’è la tomba di famiglia, accanto a un cippo commemorativo di Alekos Panagulis.

Insieme a lei sono sepolti una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d’oro donatole da Franco Zeffirelli. Il Fiorino d’oro è un premio che la città di Firenze non le ha conferito. Per stessa volontà di Oriana Fallaci, gran parte del suo patrimonio libraio viene donato alla Pontificia Università Lateranense di Roma, insieme ad altri cimeli, come lo zaino usato dalla scrittrice in Vietnam. Il rettore di allora è monsignor Rino Fisichella, amico personale della scrittrice, che le è stato vicino in punto di morte.

Esce alla fine del luglio del 2008 “Un cappello pieno di ciliegie”, il romanzo che aveva smesso di scrivere dopo gli attentati dell’11 settembre. È una saga familiare che attraversa la storia d’Italia dal 1773 al 1889.

Foto di GianAngelo Pistoia – Own work, CC BY-SA 4.0.