11 Settembre 2021 |

Il portavoce talebano Hashim: “Una donna non può fare il ministro. Deve fare figli”

di Manuela Zanni

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  • Una donna non può fare il ministro. E’ come se le mettessi sul collo un peso che non può sostenere. Non è necessario che le donne siano nel governo, loro devono fare figli”.
  • Queste le parole del portavoce talebano Sayed Zekrullah Hashim, durante  un’intervista alla rete afgana Tolo News
  •  “Le donne che protestano non rappresentano tutte le donne afghane”, ha aggiunto il portavoce.
Sembra di sentire le parole di un uomo preistorico ed invece lo ha detto sul serio. Stiamo parlando delle parole del portavoce talebano Sayed Zekrullah Hashim, durante  un’intervista alla rete afgana Tolo News.

Le parole di Hashim

“Una donna non può fare il ministro. E’ come se le mettessi sul collo un peso che non può sostenere. Non è necessario che le donne siano nel governo, loro devono fare figli –  ha detto Sayed Zekrullah Hashim e ha continuato – Le quattro donne che protestano nelle strade non rappresentano le donne dell’Afghanistan. Le donne dell’Afghanistan sono quelle che danno figli al popolo dell’Afghanistan, che li educano secondo i valori islamici“, ha proseguito il portavoce dei sedicenti studenti coranici.
Negli ultimi 20 anni, qualunque cosa abbia detto questo media – ha aggiunto Hashim, rispondendo all’intervistatore di Tolo News -, cosa hanno fatto gli Stati Uniti e il suo governo fantoccio in Afghanistan se non permettere la prostituzione negli uffici?”

L’insediamento del nuovo governo dei Talebani

Intanto Inamullah Samangani, membro della commissione Cultura dei sedicenti studenti coranici, ha scritto su Twitter che la cerimonia di insediamento del nuovo governo dei Talebani non si terrà domani.
La cerimonia di inaugurazione è stata cancellata alcuni giorni fa. Per non confondere ulteriormente la popolazione, la leadership dell’Emirato islamico ha annunciato parte del gabinetto, che ha già iniziato a lavorare“, ha spiegato Samangani.

Il nuovo premier talebano

Mohammad Hassan Akhund, il nuovo premier dei Talebani, nel corso di un’intervista ad Al Jazeera – la prima con un media straniero dopo l’entrata in carica – ha detto che “il controllo dell’Emirato islamico sull’Afghanistan ha posto fine alla guerra e ai massacri e porterà pace e stabilità“. Lo riferisce un portavoce del gruppo jihadista, citato da Tolo News.

L’allarme Unesco: si rischia una “catastrofe generazionale”

Secondo l’Unesco dopo la presa del potere da parte dei Talebani, in Afghanistan c’è il rischio di una “catastrofe generazionale” in materia di educazione. In un rapporto gli “immensi progressi” ottenuti finora vengono giudicati “in pericolo”. “In Afghanistan c’è in gioco la necessità assoluta di preservare i progressi raggiunti in materia di educazione, in particolare per le ragazze e le donne“, ha dichiarato Audrey Azoulay, direttore generale dell’Unesco.

Di Maio: “Dai talebani i fatti sono già scoraggianti”

“Dire ‘giudicheremo i talebani dai fatti e non dalle parole’ è già un’espressione anacronistica”, perché “dopo 15 giorni i fatti sono già ampiamente scoraggianti, per usare parole gentili” ha  commentato il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, alla presentazione del Libro Blu dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli, riferendosi alla repressione in corso di donne e giornalisti e alla composizione del nuovo governo dei talebani.

Guterres: “Mantenere dialogo con i talebani”

Berlin, Germany – November 04: Antonio Guterres, High Commissioner for Refugees of UNHCR, attends a press conference in german foreign office on November 04, 2015 in Berlin, Germany. (Photo by Michael Gottschalk/Photothek via Getty Images)

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si dice a favore di un “dialogo” continuo con i talebani in Afghanistan, temendo un impatto anche nel Sahel dello scenario verificatosi quest’estate in questo Paese. “Dobbiamo mantenere un dialogo con i talebani, in cui affermiamo direttamente i nostri principi; un dialogo con un sentimento di solidarietà con il popolo afghano”, ha affermato Guterres.