13 Novembre 2020 |

Liberata l’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh

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Nasrin Sotoudeh è uscita con un permesso temporaneo autorizzato dalla prigione femminile.

Accusata di spionaggio e propaganda contro lo Stato, Nasrin Sotoudeh, avvocatessa e attivista per i diritti umani iraniani è stata temporaneamente liberata dal carcere in cui è stata detenuta per due anni.
Mediante un processo che le organizzazioni per i diritti umani hanno decretato come ingiusto e arbitrato, l’avvocatessa è stata al momento assolta.

Sotoudeh è stata in sciopero della fame per sei settimane per protestare contro le condizioni di detenzione dei prigionieri politici in Iran: dopo essere stata ricoverata in ospedale, è stata dimessa dopo pochi giorni ma senza le cure adeguate, ha raccontato il marito Reza Khandan. “Nasrin Sotoudeh è uscita con un permesso temporaneo autorizzato dalla prigione femminile” in cui è detenuta, com’è riportato da Repubblica.

Da febbraio, a causa del sovraffollamento delle prigioni iraniane per evitare una diffusione più gravosa del Covid19, il governo di Teheran ha concesso permessi di uscita temporanea dal carcere a migliaia di detenuti; i prigionieri politici però sono stati in gran parte esclusi dalla misura.

Sotoudeh, che ha 57 anni, è una delle avvocatesse e attiviste per i diritti umani più note e apprezzate in Iran; inoltre le è stato conferito il premio Sakharov nel 2012. Si è scagliata contro la pena di morte e per i diritti delle donne, difendendo molte ragazze che aveva protestato contro l’obbligo del velo in Iran: questo impegno le è costato una condanna a 38 anni per propaganda contro lo stato e spionaggio. Era già stata in carcere 8 anni fa con le stesse accuse. Pochi mesi fa anche sua figlia Mehraveh, che ha 20 anni, è finita nelle maglie della giustizia iraniana, arrestata e dopo poco rilasciata con l’accusa di aver aggredito una guardia penitenziaria.

Il marito di Nasrin, Reza Khandan ha denunciato il processo a carico della figlia come l’ennesimo atto di pressione nei confronti della sua famiglia per spingere Sotoudeh a interrompere lo sciopero della fame e le sue attività in difesa dei diritti.