01 novembre 2018 |

Convivenza di fatto e contratto di convivenza: di cosa si tratta?

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Che cosa sono esattamente convivenza di fatto e contratto di convivenza? Di cosa si tratta e quali sono i vantaggi o gli svantaggi della legge 76? 

La Legge 20/05/2016, n. 76 riconosce e regolamenta la convivenza di fatto e contratto di convivenza, esprimendosi in questo modo: la convivenza di fatto è l’istituto giuridico che si affianca al matrimonio ed alla unione civile.

contratto di convivenza

Convivenza di fatto e contratto di convivenza

Dal comma 50 a 64, la legge disciplina altresì la convivenza di fatto e il contratto di convivenza, avendo cura di precisarne forma e contenuti e cioè il fatto che:

  • Per poter predisporre un contratto di convivenza valido ed efficace è inderogabile la sussistenza, tra le parti, di un legame tra due persone maggiorenni – di diverso o dello stesso sesso – unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.
  • Per l’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica di costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza (ovvero mutamenti intervenuti nella loro composizione)
  • Il contratto di convivenza richiede la forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Che cosa c’è scritto nel contratto di convivenza?

A parte i dati anagrafici e gli indirizzi (non per forza la residenza) dei contraenti, esso specifica anche i termini di convivenza di fatto e contratto di convivenza, ovvero:

  • Le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo
  • Il regime patrimoniale della comunione dei beni, che può essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza
  • La designazione dell’altro quale proprio rappresentante, con poteri pieni o limitati, in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute ed in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie
  • L’indicazione del convivente come futuro tutore, curatore o amministratore di sostegno, in caso ne ricorrano i presupposti.

Infine, il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione.

Come si “divorzia” nel caso di convivenza di fatto e contratto di convivenza? 

Nuova proposta di legge sul divorzio

Legge sul divorzio

Diciamo subito che nel caso delle unioni di fatto, il contratto di convivenza si risolve non con il divorzio ma solo con una delle seguenti opzioni:

  • Accordo delle parti
  • Recesso unilaterale
  • Matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona
  • Morte di uno dei contraenti

Qualora il contratto di convivenza preveda il regime patrimoniale della comunione dei beni, la sua risoluzione determina lo scioglimento della comunione medesima.

I vantaggi e gli svantaggi della convivenza di fatto e del contratto di convivenza

Insomma, conviene o no optare per il contratto di convivenza rispetto al tanto amato e odiato matrimonio? Vediamo i vantaggi per convivenza di fatto e contratto di convivenza.

Vantaggi

  • Primo di tutti i vantaggi, come visto prima, è l‘assenza del divorzio con tutte le pratiche che ne conseguono e le spese che conosciamo bene.
  • Di certo decidere di contrarre una convivenza di fatto è meno dispendioso del classico matrimonio, che costa notoriamente di più.
  • Grazie al contratto di convivenza, i figli naturali di genitori non sposati ma riconosciuti da entrambi hanno gli stessi diritti di figli legittimi nei confronti dei genitori, grazie all’effetto della legge n. 219 del 10/12/2012.

Svantaggi

Questi ultimi sono soprattutto a livello fiscale, rispetto al matrimonio. Nello specifico:

  • Il convivente non può risultare fiscalmente a carico e l’altro non ha diritto a nessuna detrazione
  • Ognuno può detrarre solo le sue spese e quindi se uno dei due conviventi ha un reddito troppo basso perde il diritto alla detrazione. Ciò vale anche per gli interessi del mutuo della casa che, invece, nel caso del matrimonio possono essere detratti da entrambi i coniugi.
  • Non c’è successione legittima tra conviventi, quindi il partner non ha diritto automaticamente a una quota di eredità. L’unico modo per lasciargli i propri beni è fare testamento.

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