Sepsi, tutto quello che c’è da sapere sull’infezione che fa più vittime dell’infarto

La sepsi, anche detta setticemia, è una complicazione potenzialmente letale di un’infezione. In pratica può colpire chiunque, ma è sicuramente più frequente e più pericolosa per le persone anziane o nei pazienti che hanno problemi al sistema immunitario. Se viene curata in modo tempestivo, però, le probabilità di sopravvivenza del paziente aumentano. Ecco tutto quello che bisognerebbe sapere sulla sepsi.

Cause della setticemia

Potenzialmente a causarla può essere qualsiasi tipo di infezione, ma tra le più frequenti ci sono sicuramente polmonite, infezioni addominali e renali e infezioni del sangue. Può anche trattarsi di un batterio resistente ai farmaci, di un indebolimento del sistema immunitario dovuto a particolari patologie, come nel caso dell’HIV o delle terapie antitumorali.  I pazienti più a rischio, quindi, sono quelli molto piccoli o molto anziani, quelli con sistema immunitario compromesso e quelli a cui sono stati impiantati dispositivi invasivi.

Sintomi della setticemia

La sepsi attraversa tre stadi: setticemia allo stadio inziale, grave e infine shock setticemico. Per poter diagnosticare la setticemia un paziente deve almeno presentare due dei seguenti sintomi: febbre alta (superiore a 38,5 °C) o temperatura al di sotto dei 35 °C, battito superiore a 90 battiti al minuto, infezione e frequenza respiratoria maggiore di 20 respiri al minuto. In caso di setticemia grave subentreranno degli altri sintomi ancora più chiari, come macchie e chiazze sulla pelle, diminuzione delle piastrine, evidenti difficoltà respiratorie e produzione di urina al di sotto del normale.

Cura della sepsi

In presenza di almeno due di questi sintomi, che si presentano in maniera costante per più giorni, è il caso di contattare il prima possibile un medico. Diagnosticata la setticemia, inoltre, bisognerà seguire una terapia aggressiva a base di antibiotici ed eventualmente vasopressori, per combattere sintomi e infezione, ma in generale il paziente dovrà fermarsi in ospedale per essere monitorato costantemente.

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