16 Novembre 2018 |

Abbigliamento e psicologia: quanto conta l’abito che indossiamo?

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Che cosa hanno scoperto gli scienziati sulla relazione tra abbigliamento e psicologia ?  Vediamo i dati e se, veramente, l’abito che indossiamo può influenzare le nostre performance, il carattere e l’ambiente.

Ebbene sì: c’è una correlazione tra abbigliamento e psicologia, tra abbigliamento e carattere, abbigliamento e performance.

Le declinazioni di questa relazione sono moltissime. Scopriamo le più interessanti.

Abbigliamento e psicologia: che cosa accade se indossiamo indumenti da supereroe?

Diversi studi si sono focalizzati sul rapporto tra abbigliamento e performance. Ad esempio, una ricerca molto originale sull’argomento ha scoperto che indossare una t-shirt di Superman darebbe alle persone una marcia in più.

Nello studio svolto dalla professoressa Karen Pine dell’Università di Hertfordshire, i soggetti del campione (tutti studenti universitari) indossavano una maglietta del supereroe oppure altre t-shirt. I risultati hanno mostrato che coloro che indossavano la maglietta di Superman, rispetto agli altri, si sentivano più attraenti e in generale migliori dei compagni. Inoltre, quando era stato chiesto loro di stimare quanto peso avrebbero potuto sollevare, coloro che indossavano la maglia di Superman si sentivano più forti di coloro che indossavano altre t-shirt.

La cosa più sorprendente di questa relazione tra abbigliamento e carattere, però, non ha riguardato solo la percezione che gli studenti che indossavano la maglietta da supereroe avevano! Anche nella realtà, infatti, essi hanno sperimentato un aumento effettivo delle prestazioni. Sottoposti a test che misuravano specifiche performance mentali, questi soggetti hanno inoltre un punteggio medio del 72%, a differenza di coloro che indossavano altre t-shirt, i cui punteggi medi si fermavano al 64%.

Curiosamente, non solo Superman ma anche Batman sembra rientrare indirettamente in questa questione!

Cosa accade se indossiamo un camice bianco?

Un altro studio condotto nel 2012 dai ricercatori della Northwestern University, è andato ad indagare gli effetti degli abiti sulle prestazioni. I partecipanti alla ricerca hanno ricevuto uno stesso abito bianco, ma ad alcuni è stato detto che si trattava di un camice da medico, ad altri che si trattava di un camice da imbianchino.

Il risultato?

Indossare un camice bianco aumentava le prestazioni mentali dei partecipanti in compiti cognitivi, ma solo quando tale indumento era stato precedentemente associato alla professione di medico. Al contrario, nei casi in cui era stato associato alla professione di imbianchino, non è stato rilevato alcun effetto sulla performance.
Insomma, affinché i vestiti possano avere un effetto sulle nostre performance mentali sembra necessario attribuire loro dei significati simbolici. Tale fenomeno è noto in letteratura come “cognizione incarnata” (embodied cognition) secondo cui, ad esempio, le divise da lavoro e, più in generale, gli abiti formali hanno un potente effetto sui comportamenti delle persone. Questo è uno dei motivi per cui molte aziende insistono sul fatto che i loro dipendenti utilizzino un abbigliamento di tipo formale anche se non sono a contatto con il pubblico.

Ad esempio, alcuni studi pubblicati sulla rivista Evolution and Human Behaviour mostrano come le persone che si vestono in modo professionale possono contare su una serie di benefici: ottengono più facilmente la collaborazione degli altri, riescono a ottenere donazioni maggiori per opere benefiche, un maggior numero di raccomandazioni e stipendi più alti.

Cosa accade se indossiamo abiti eleganti, formali o provocanti?

L’effetto dell’abbigliamento in ambito lavorativo sembra avere un peso particolare per il genere femminile dove la relazione tra abbigliamento e psicologia si fa più peculiare. In uno studio, i ricercatori hanno mostrato ad un campione di 129 soggetti di sesso femminile alcune immagini di donne con i visi pixelati. Tutte le donne ritratte nelle immagini avevano un abbigliamento piuttosto sobrio ma differivano leggermente in alcuni particolari degli abiti indossati (ad esempio piccole modifiche nella lunghezza della gonna o un bottone slacciato in più o in meno sulla camicetta). Ad ognuna delle fotografie era associato un ruolo lavorativo, da senior manager a receptionist. Le donne del campione potevano visionare le immagini per un massimo di 5 secondi e dovevano poi valutarle su alcune caratteristiche, tra cui intelligenza, affidabilità, responsabilità e autorità.

I risultati dello studio sulla relazione tra abbigliamento e psicologia hanno rivelato che le partecipanti valutavano meno positivamente (su tutti i parametri) le donne che ricoprivano ruoli più importanti quando il loro stile era più “provocante” (sebbene comunque nei limiti della sobrietà, cioè con la gonna leggermente sopra il ginocchio e uno dei primi bottoni della camicia slacciato); al contrario, le valutavano più positivamente quando si vestivano in modo più “morigerato”. Le stesse modifiche nell’abbigliamento non influenzavano in nessuno modo la valutazione sulle immagini che ritraevano le receptionist, suggerendo un significativo effetto del ruolo ricoperto sul giudizio.

Conclusioni sugli studi della relazione tra abbigliamento e psicologia

Che significa tutto ciò e come usare la relazione tra abbigliamento e psicologia a nostro vantaggio?

Considerando il forte impatto che il nostro modo di vestire ha sugli altri, è possibile utilizzare l’abbigliamento come uno strumento in più per entrare in contatto e in empatia con un determinato target di persone.

Che il vostro target sia costituito da giovani o da investitori, il modo in cui deciderete di vestirvi nei due casi può giocare un certo ruolo nel favorire o sfavorire il vostro successo. Inoltre, visto che l’abbigliamento influenza tanto anche la psiche (nostra e altrui) possiamo dire che quando abbiamo bisogno di una “spinta” di qualche tipo, ci conviene indossare abiti che simboleggiano l’effetto che desideriamo ottenere: creativo, professionale, seducente, casto, serio, divertente.

 

Luca Mazzucchelli è Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia e co-fondatore di Helpsy e fondatore del Servizio Italiano di Psicologia Online, prima realtà di supporto psicologico a distanza in Italia; collabora con diverse multinazionali aiutandole nella produzione di video psicologico-divulgativi rivolti a professionisti ed appassionati di psicologia. Ha lavorato con alcune importanti realtà del terzo settore e collaborato con diverse Università e Ordini Professionali. E’ Direttore della rivista “Psicologia Contemporanea”.

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