Depressione: che cosa dire e non dire, fare e non fare con chi ne soffre

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Come comportarsi con chi soffre di depressione? Ne parliamo con il Dott Mazzucchelli che ci dà una piccola guida su cosa dire e fare.

Se c’è un “teorema” che tutti i manuali di psicologia dicono sulla depressione è “NON DIRE, AGISCI”.

Le parole, infatti, quando si tratta di depressione, non sempre sono utili per trattare con qualcuno che ne è affetto e, anzi, qualsiasi suggerimento potrebbe suonare come un insulto.
Proposte di vario genere (sebbene dettate dalle migliori intenzioni) potrebbero essere recepite come “stai facendo qualcosa di sbagliato ed è tutta colpa tua che non hai pensato a questi rimedi”.

Ecco, dunque, che cosa dire e non dire, fare e non fare con un proprio caro che soffre di depressione.

Cercate di capire come potreste essere utili e… fatelo!

Una cosa che le persone depresse possono trovare confortante è che qualcuno si prenda cura di loro in maniera concreta, ad esempio preparando loro il pranzo o offrendosi di riordinare i loro spazi.
Anche se fare qualcosa per aiutare una persona depressa in maniera concreta può suonare forse un po’ indulgente e troppo protettivo, in realtà, questa strategia è quella vincente con chi combatte con un disturbo dell’umore.

Una visita nel momento più difficile della giornata

La depressione potrebbe essere più acuta al risveglio (“Maledizione, sono ancora vivo!”), verso le 3 o le 4 del pomeriggio, quando il calo di zuccheri nel sangue e l’ansia possono prendere il sopravvento, o in altri momenti dalla giornata.
Cercate di capire quando arriva il momento peggiore per il vostro caro e considerate l’idea di telefonargli o fargli visita verso quell’ora. Per la persona depressa sarà come tenere la mano di qualcuno attraversando un incrocio pericoloso.

L’arte dell’incoraggiamento: “Non ti sentirai sempre così”

Questa è una frase chiave, che potete ripetere anche numerose volte. Queste parole non giudicano, non impongono, non manipolano. Quello che fanno è trasmettere speranza e la speranza è ciò che mantiene in vita una persona, o per lo meno la motiva ad arrivare al giorno successivo per vedere se la luce alla fine del tunnel è davvero un luogo di rinascita.

Accompagnare, guidare l’auto e sostenere negli spostamenti

Ecco qualcosa che molte persone non sanno: le persone che combattono contro la depressione sono davvero dei pessimi guidatori. Presso alcune cliniche americane specializzate, una delle domande di rito posta in caso di sospetto disturbo dell’umore riguarda proprio la tendenza a ricevere multe, provocare incidenti o urti accidentali mentre si è alla guida. Offrendovi di guidare al posto del vostro caro, potreste incentivargli la voglia (spesso scarsa) di uscire per compiere delle commissioni necessarie.

Presso quale servizio stai ricevendo sostegno?

Notate la differenza tra il dire “Stai partecipando a qualche gruppo/percorso di sostegno?”, che implica “Se non ci stai andando, forse meriti di essere depresso…” e l’espressione “Dove stai ricevendo sostegno/dove pensavi di rivolgerti per ricevere sostegno?” che implica invece “hai bisogno di un certo supporto, cerchiamo di capire il modo e il luogo per farlo”.

Sono qui per te. Conta pure su di me!

E’ un messaggio semplice e dolce che comunica tutto il necessario per esprimere il nostro interesse, empatia, comprensione, amore, sostegno.
In altre parole, far capire che ci siamo qualsiasi sia il motivo, la causa o l’epilogo di una depressione è fondamentale.

Non dire né fare nulla

Questa strategia è il più scomoda da attuare, perché abbiamo la tendenza a voler riempire il silenzio in qualche modo. Ma non dire nulla e limitarsi ad ascoltare a volte è la miglior risposta e la più appropriata. Come dice Rachel Naomi Remenè nel libro Kitchen Table Wisdom: “Ho il sospetto che il modo più semplice e potente per connettersi ad un’altra persona sia quello di ascoltare. Ascoltare è sufficiente. Forse la cosa più importante che ci possiamo dare a vicenda è la nostra attenzione. Soprattutto, se viene dal cuore.
Quando la gente parla, non c’è bisogno di fare nulla, se non stare lì e ricevere. Ascoltare ciò che ci dicono e accoglierlo. La maggior parte delle volte, accogliere quanto ci viene detto è più importante che capirlo“.

 

Luca Mazzucchelli è Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia e co-fondatore di Helpsy e fondatore del Servizio Italiano di Psicologia Online, prima realtà di supporto psicologico a distanza in Italia; collabora con diverse multinazionali aiutandole nella produzione di video psicologico-divulgativi rivolti a professionisti ed appassionati di psicologia. Ha lavorato con alcune importanti realtà del terzo settore e collaborato con diverse Università e Ordini Professionali. E’ Direttore della rivista “Psicologia Contemporanea”.

Per conoscere meglio Luca Mazzucchelli puoi consultare:

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