24 luglio 2018 |

Sonno polifasico: di cosa si tratta e quali sono i rischi?

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Se così si può dire, torna di moda il sonno polifasico utilizzato da geni del passato, ma che nasconde al suo interno non pochi rischi per la salute.

Il sonno polifasico è un modo di dormire alternando periodi di sonno via via sempre più brevi a fasi di veglia durante il giorno e la notte. Ma perchè si parla di sonno polifasico e a che cosa serve?

Ebbene, se la maggior parte degli esperti del sonno consiglia di dormire tra le 7 e le 9 ore a notte, esistono alcune persone che non vogliono passare così tanto tempo a dormire, preferendo invece essere produttive proprio come alcuni tra i personaggi più famosi che si avvalevano del sonno polifasico tra cui, ad esempio, Leonardo Da Vinci.

Sonno polifasico: i metodi

I metodi di sonno polifasico riconosciuti sono quattro:

  1. Sonno bifasico
  2. Metodo Everyman
  3. Metodo Dymaxion
  4. Metodo Uberman

Vediamo nel dettaglio come funzionano.

  1. Il sonno bifasico divide sostanzialmente il sonno in due segmenti programmati con il periodo di sonno più lungo di notte e un pisolino programmato di 20-30 minuti o di 90 minuti, che avviene durante il primo pomeriggio. Molte culture usano questo schema del sonno di routine e questa forma di sonno bifasico può effettivamente essere un’opzione salutare.
  2. Il metodo Uberman prevede sonnellini di 20 minuti ogni 4 ore, senza nessuna fase centrale di sonno prolungato, ma solo tanti riposi frammentati.
  3. Il metodo Everyman prevede invece una fase di sonno “lunga”, che può variare da un’ora e mezza fino a 4 ore, e brevi sonnellini di 20 minuti durante la giornata.
  4. Il metodo Dymaxion permette invece di dormire 2 ore al giorno, dormendo più volte per meno tempo al giorno in modo che il cervello ottimizzi automaticamente ogni minuto.

I due metodi che, tra questi quattro, hanno un programma con il segmento di sonno più grande durante la notte sono il sonno bifasico e il modello di Everyman.

Sonno polifasico, come iniziare

Per iniziare il sonno polifasico è necessario scegliere un metodo di sonno polifasico tra quelli visti. Iniziare con un metodo che include il sonno notturno di base rappresenta di fatto il modo più sicuro per iniziare, regolando gradualmente la riduzione del sonno e riducendo al minimo i problemi associati alla privazione del sonno.

Il sonno bifasico, in particolare, è stato documentato nella storia come il primo e il secondo sonno. Prima della scoperta dell’elettricità, infatti, si dormiva poche ore subito dopo il tramonto, poi ci si alzava per diverse ore e ci si attivava. Poi si tornava a dormire per un secondo sonno e ci si svegliava all’alba con la prima luce.

Il pisolino breve funge da sonno ristoratore e aiuta a superare il naturale crollo pomeridiano. Il pisolino più lungo, invece, consente alla persona di completare un ciclo di sonno completo, incluso il sonno REM.

Un programma di sonno bifasico, tuttavia, non può essere considerato polifasico per coloro che hanno l’obiettivo di una significativa riduzione del tempo trascorso a dormire. Questo tipo di sonno bifasico rappresenta quindi solo l’inizio.

Quando la mente sa che potrà dormire per poco tempo, infatti, entra subito in fase REM consentendo così di dormire a sufficienza in pochissime ore di sonno. Chi decide di adottare il sonno polifasico dovrà quindi scegliere quale ciclo seguire e dovrà assolutamente essere costante e non saltare i pisolini brevi, in modo da entrare subito nella fase di sonno REM.

Rischi del sonno polifasico

Sia il sonno monofasico (una fase di sonno di 6-9 ore) sia il sonno bifasico (due fasi di sonno di 3-4 ore) sono storicamente comuni e biologicamente normali per l’uomo. La ricerca ha dimostrato che entrambi i tipi di routine del sonno possono produrre un’architettura del sonno sana e robusta con un riposo complessivo adeguato.

Al contrario, chi utilizza il sonno polifasico ha in totale da 2 a 7 ore di sonno, ottenuto dalla somma di brevi sonnellini di 20 minuti nel corso della giornata. I sostenitori di questa pratica dicono che il corpo si adatta a questo programma grazie al raggiungimento sempre più rapido del sonno REM, soddisfacendo il bisogno del corpo di dormire a sufficienza ma in tempi brevi.

I modelli di sonno polifasici possono assomigliare a quelli del disturbo del ritmo sonno-veglia irregolare. Tuttavia il sonno polifasico differisce da questi disturbi del sonno perché i professionisti polifasici limitano il loro sonno al fine di aumentare la loro produttività, a differenza delle persone con disturbi del sonno che non limitano intenzionalmente il proprio sonno.

Gli appassionati di sonno polifasico usano tale pratica come un modo più efficiente di dormire. Tuttavia gli effetti della sindrome del sonno insufficiente mostrano che la restrizione del sonno cronica e intenzionale può avere un forte lato negativo.

Gli effetti del sonno polifasico, in particolare, comprendono:

  • l’eccessiva stanchezza diurna
  • l’aumento del rischio di incidenti sul posto di lavoro
  • la disfunzione endocrina e metabolica a lungo termine
  • la riduzione della risposta immunitaria.

In realtà, il sonno polifasico serve anche spesso per adattarsi agli ambienti estremi come nei casi degli astronauti nelle missioni spaziali, di alcuni medici o certi soggetti in missione speciale.

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