13 Gennaio 2022 |

Antlers – spirito insaziabile, la recensione del film horror di Scott Cooper

di Manuela Zanni

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Un’insegnante di liceo si accorge che uno dei propri studenti custodisce un terribile segreto che potrebbe mettere a rischio la vita della cittadina dell’Oregon in cui la vive insieme al fratello sceriffo.

Informazioni sul film  Antlers – Spirito insaziabile

  • Genere: Horror
  • Anno:2021
  • Regia: Scott Cooper
  • Paese: USA
  • Durata: 109 min
  • Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
  • Sceneggiatura: C. Henry Chaisson, Scott Cooper, Nick Antosca
  • Fotografia: Florian Hoffmeister
  • Musiche:  Javier Navarrete
  • Produzione: Fox Searchlight Pictures

Trama

Antlers – Spirito Insaziabile, il film diretto da Scott Cooper, racconta la storia di Julia Meadows (Keri Russell), un’insegnante di una cittadina remota dell’Oregon, che insegna alle scuole medie.

La donna viene colpita da uno dei suoi studenti, Lucas Weaver (Jeremy T. Thomas), un ragazzo molto riservato, chiuso in sé stesso e timido. Cercando di avvicinarsi a lui, l’insegnante scopre una terribile verità, ovvero che il giovane custodisce un segreto orribile: Lucas, infatti, nasconde in casa una creatura ancestrale, in vita dapprima che la razza umana venisse alla luce
Julia, però, viene a sapere della sua esistenza troppo tardi, quando la cittadina, in cui la donna vive insieme al fratello sceriffo Paul Meadows (Jesse Plemons), è ormai in grave pericolo…

Nel cast del film ci sono anche Graham Green, Scott Haze, Rory Cochrane e Amy Madigan.

Il cast del film

Attori: Keri Russell, Jesse Plemons, Jeremy T. Thomas, Graham Greene, Scott Haze, Rory Cochrane, Amy Madigan, Dendrie Taylor, Glynis Davies, Dorian Kingi, Andy Thompson

Il trailer

Frase tratta dal film

Lucas Weaver (Jeremy T. Thomas): “C’erano una volta tre orsi, che vivevano in una grotta buia e umida sopra a un paesino. Ogni giorno piccolo orso andava a scuola e la sera tornava a casa e cenava, ma un giorno piccolo orso tornò a casa e grande orso e bimbo orso erano cambiati. Grande orso si era ammalato e le sue viscere erano nere. Grande orso diventò più rabiosissimo e cattivo, perché non avevano né cibo né carne, ma solo l’un l’altro“.

Recensione

Una “favola horror” che nasconde, tra le pieghe della rievocazione di antichi miti e leggende di creature ancestrali, temi di grande attualità quali gli orchi che vivono in famiglia e la Terra che sta soffrendo a causa dell’ingordigia e voracità dell’uomo. Il piccolo Lucas, come uno dei protagonisti di tante storie  terribili di cronaca nera dei nostri giorni, vive a casa con un mostro, un padre trasformatosi in un orco cattivo dalla fame insaziabile che soggioga i due figlioletti, l’uno costretto a vivere in simbiosi con lui, l’altro costretto ad andare in giro per il mondo a procacciargli le prede con cui saziare (solo temporaneamente) il suo appetito abnorme. La sua è, infatti, la fame atavica di una creatura  ancestrale, in vita dapprima che la razza umana venisse alla luce, che da allora,  cambia sembianze nutrendosi dei corpi dei malcapitati che incontra sul suo cammino e che hanno la triste sorte di esserne posseduti o, nel caso in cui sopravvivano, di mutuarne la voracità.

Una metafora, volendo leggere tra le righe, dell’uomo insaziabile che con la sua ingordigia e voracità sta distruggendo la Terra e, prima ancora, i propri simili. Eroina del film Julia Meadows, interpretata da Keri Russell, che cercherà con tutti i mezzi a sua disposizione di salvare il piccolo Lucas e il fratellino dal “padre- mostro” cercando un riscatto per sé stessa dalle molestie subìte durante l’infanzia dalla figura paterna  terminate  solo in seguito al gesto estremo da parte di lui di togliersi la vita. La giovane insegnante segnata da una vita trascorsa, fino a quel momento, nel vano tentativo di dimenticare gli abusi, trova nella salvezza dei piccoli abusati la propria ragione di vita,  grazie a cui cercherà anche di superare il senso di colpa per aver lasciato da solo  il fratello Paul Meadows (Jesse Plemons), diventato sceriffo,  ed essere fuggita per superare il trauma degli abusi d’infanzia. Grazie suo  al coraggio Julia riesce ad uccidere la creatura mostruosa nell’unico modo possibile ovvero colpendola al cuore ed estraendo dal corpo dal capo di alce, il cuore pulsante. Ma non è ancora finita. La creatura prima di morire aveva fatto in tempo a ferire il fratellino di Lucas che comincia immediatamente a dare segni inequivocabili della sua trasformazione irreversibile. Consapevole della necessità di togliere la vita anche a lui e con il consenso del piccolo Lucas rassegnato, Julia stringe  il bambino in un abbraccio mortale. Il finale? Non particolarmente sorprendente…

Sebbene la trama non spicchi certo di originalità, il tema di attualità della rabbia dello Spirito insaziabile nei confronti di un Uomo capace solo di distruggere la Natura è, sicuramente, da elogiare anche se sarebbe potuto essere più approfondito.  Altrettanto manchevole la spinta sulla narrazione del rapporto del piccolo Lucas (vero protagonista di Antlers) con un padre inizialmente amorevole  in seguito trasformatosi  in un mostro cannibale. Un’occasione mancata che, se fosse stata più approfondita, avrebbe lasciato una bella traccia di sé dentro lo spettatore.

Non stupirebbe una sceneggiatura non particolarmente originale o di spessore se non si trattasse  dell’opera di un regista/sceneggiatore quale Scott Cooper   che fa della scrittura uno dei suoi punti di forza. La  superficialità, infatti, che permea tutto il canovaccio recitativo,  non risparmia neanche i  due protagonisti Keri Russel e Jesse Plemons, costretti  a dialoghi  stringati e poco esplicativi.  Toccante, invece, l’interpretazione del piccolo Jeremy T. Thomas, che grazie anche alla sua fisicità e al non verbale, riesce a centrare l’attenzione di sè.

Fotografia ottima, risultato sufficiente

Se nella scrittura il regista  non ha dato il meglio di sé, non altrettanto può dirsi per la  struttura visiva e scenica del film che  risulta  di ottimo livello. Cooper offre panorami suggestivi, pregni di foreste umide e fangose che nascondono emozioni e sensazioni. I  colori sono freddi, con una fotografia che sembra respingere le  tonalità calde a vantaggio di un mood sempre cupo e grigio.  Scelta perfetta  per immergere lo spettatore in un’atmosfera tutt’altro che  ospitale, almeno per quel che concerne gli spiriti nativi che vi abitano. Di pari passo con la  realizzazione visiva si registra  un’altrettanto buona  efficacia sonora, elemento imprescindibile, soprattutto negli horror, in cui rumori e  musiche, servono ad  amplificare l’esperienza terrificante anticipando ciò, che non si vede ancora, creando  così il giusto livello di suspense e di terrore. Il sonoro ben  curato e disturbante  di Antlers riesce bene nell’intento.

Antlers – Spirito insaziabile, conclusioni

Per essere chiari:  Antlers non offre originalità  e manca di  alcuni elementi narrativi di cui si sente l’assenza  che, al contrario, ci si aspetterebbe da uno sceneggiatore del calibro di Cooper. Tuttavia è innegabile una produzione solida in grado  di trasmettere  un costante  senso di inquietudine, tipico degli horror ben riusciti,  sfociando, spesso, nella “tanto agognata” paura, aspirazione degli appassionati del genere.  Pertanto, sebbene non si tratti di un capolavoro,  gli appassionati di orrore guardandolo troveranno – è proprio il caso di dirlo- pane per i propri denti.

Il film è sul catalogo di Disney+.

Voto

Il film merita la piena sufficienza del 6. 7, invece per l’ambientazione e la fotografia.