La conservazione delle staminali del cordone ombelicale. Davvero un salvavita?

Queste cellule rappresentano un valido aiuto nel caso di malattie ematologiche, come le anemie, le leucemie, i linfomi e alcune malattie del sistema immunitario. Sono in corso, inoltre, numerosi studi sulle possibilità delle cellule staminali da cordone ombelicale di rigenerare di altri tipi di tessuto, prevalentemente tessuto cardiaco e nervoso.
Per questi motivi, le cellule derivate dal cordone ombelicale vengono spesso conservate, sia per la collettività (donazione eterologa) che per eventuale uso personale (conservazione autologa).

Donazione eterologa
Le cellule prelevate vengono conservate in strutture pubbliche, a disposizione per chiunque abbia bisogno di un trapianto, qualora siano compatibili col ricevente. Se si considera che la metà dei pazienti affetti a leucemie non reperisce un donatore di midollo osseo compatibile, in famiglia o nei registri internazionali, è evidente l’importanza di questa ulteriore possibilità di cura.
Le cellule staminali da cordone presentano indubbi vantaggi, inoltre, rispetto alla donazione di midollo osseo:

  • una volta terminato l’iter di raccolta e tipizzazione, sono immediatamente disponibili per un trapianto, mentre nel caso del midollo osseo, accertata la compatibilità, deve essere programmato e effettuato il prelievo;
  • presentano minori rischi di rigetto e di trasmissione di infezioni virali.

L’unico limite è la scarsa quantità di cellule prelevate, che rende attualmente utile il trapianto di cellule da cordone ombelicale solo in pazienti pediatrici o comunque con peso massimo di 50 Kg.

Conservazione autologa

In Italia non è consentita la conservazione delle cellule staminali embrionali in banche private, per uso autologo e a pagamento.
Alcuni genitori, allettati dall’idea di offrire ai propri figli una eventuale opportunità di cura in più per il futuro, si rivolgono a centri esteri, i cui costi sono di circa 2000 euro all’atto della raccolta, più una quota di 100-200 euro annuali per la conservazione.
L’unica possibilita, in Italia, di accedere alla conservazione autologa, sono centri pubblici nati da organizzazioni senza scopo di lucro, come la Banco di Mantova: in questi casi, i costi sono più contenuti.
Le attuali possibilità di utilizzo delle cellule staminali cordonali, la mancanza di conoscenze sui tempi di conservazione e di protocolli per il trapianto autologo, la considerazione che le cellule trapiantate potrebbero essere portatrici dello stesso difetto per cui si è reso necessario un trapianto, sono solo alcuni dei motivi per cui questa pratica non è, razionalmente, da preferire alla donazione eterologa. Anche senza scomodare le considerazioni di tipo altruistico, per cui maggiore è il numero di donazioni e maggiore è la possibilità di trovare un campione di cellule staminali compatibili per chiunque ne abbia bisogno.

Come si effettua la raccolta di cellule staminali da cordone?

La procedura per la donazione eterologa prevede un colloquio, poco prima del parto, durante il quale la donna dà il suo consenso informato alla donazione e si dichiara disponibile a sottoporsi a una serie di analisi per accertare l’assenza di malattie virali quali HIV ed epatite B o C. Tali analisi saranno ripetute anche dopo sei mesi dal parto, quando la madre dovrà presentare anche un certificato di salute del bambino, per accertare l’assenza di condizioni patologiche che rendano il campione inadatto alla donazione. A que punto l’iter è completato e i dati relativi a vengono immessi in una banca dati a cui i centri in cerca i cellule per trapianti possano accedere.

Dal punto di vista pratico, il prelievo avviene direttamente in sala parto: dopo il taglio del cordone, la porzione del cordone ancora attaccata alla placenta viene collegata in modo sterile a una sacca e il sangue cordonale viene raccolto tramite un’operazione di spremitura che non reca alcun fastidio alla donna.
Successivamente, il sangue viene tipizzato (cioè vengono raccolte le informazioni necessarie a stabilire la compatibilità col ricevente), le cellule ematopoietiche vengono selezionate e crioconservate a 190°C sotto zero.
La donazione non è praticabile presso tutte le strutture ospedaliere e, anche ove possibile, spesso è esclusa in alcuni giorni e orari per problemi di disponibilità del personale e di trasporto dei campioni.
Per ulteriori informazioni consultate il sito dell’ADISCO (www.adisco.it) (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale).

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