Dislessia…ma è una nuova moda?

“Ma tutti questi dislessici, ai miei tempi non c’erano…è una nuova moda? Ma quanti ce ne sono? Certo, per avere lo sconto sui compiti ormai son tutti dislessici…” Si sente talvolta qualche genitore, e anche qualche insegnante, esprimere perplessità rispetto a qualcosa che non è da sempre nell’esperienza degli adulti.

La dislessia, perché fino a trent’anni fa non esisteva

Sono meno di vent’anni che in Italia si conosce la dislessia e si fa ricerca, una decina d’anni che si fa diagnosi, solo cinque che viene diagnosticata mediante prove e osservazioni cliniche scientificamente strutturate e condivise in tutta Italia, senza più il rischio di valutazioni legate ai parametri e alle considerazioni di singoli professionisti.

Il punto è che la dislessia c’è sempre stata, è la scuola che non è sempre stata per tutti. La scuola era selettiva e fino agli anni ‘70 esistevano le classi differenziali, dove venivano inseriti gli alunni considerati più “difficili”. Inoltre se non si andava bene a scuola, si andava a lavorare. Se non si era portati per lo studio non si andava all’università. Oggi la scuola ha un compito formativo ed include tutti. Si trova perciò ad affrontare le difficoltà di tutti. E’ la sfida introdotta dal progresso, dalla scuola dell’integrazione e del diritto allo studio, che mediante la personalizzazione della didattica deve trovare una risposta diversa per ogni studente, inclusi quelli con difficoltà, per portare tutti ad un traguardo comune, ma ognuno con le sue modalità e strategie. E’ una sfida che la scuola del passato non ha nemmeno mai provato ad affrontare. Ecco perché non reggono i confronti con il passato.

Einstein era dislessico, sono tutti geni incompresi?

Einstein pare andasse male a scuola proprio in calcolo matematico, ma ha trovato la sua strada per esprimere la propria intelligenza in altro modo. Ma forse tra i dislessici “famosi” potrebbe esserci anche Pinocchio? Odiava la scuola e i libri, tanto da disobbedire ai genitori e abbandonare la scuola. Ma amava il gioco e l’esperienza diretta. Attenzione, perché molti dislessici potrebbero seguire la sua strada.

In altri termini oggi è importante che di fronte a un bambino troppo vivace, che evita le attività di lettura e scrittura tradizionali, che esprime la sua intelligenza in altro modo, ci si chieda se dietro non possa esserci una difficoltà specifica di apprendimento o di attenzione. Scoprirlo significa evitare frustrazioni inutili, personalizzare le attività prima che sia troppo tardi, prima che venga loro affibbiato un titolo scomodo e ingiusto come quello di “pinocchio”, pigro o svogliato e poco intelligente.

Chi è in grado di fare una diagnosi seria?

Il lungo lavoro di ricerca e condivisione di linee guida per la diagnosi di dislessia fa sì che non ci si possa improvvisare come competenti nella valutazione di questo disturbo specifico dell’apprendimento. Gli psicologi sono figure la cui specializzazione, assieme a logopedisti e neuropsichiatri di equipe riconosciute dalle ASL, è vitale per distinguere tra dislessia ed altre problematiche non specifiche o di diversa origine. Il mondo della ricerca e della sanità ha oggi condiviso sia linee guida, test, griglie di valutazione, ma anche reso obbligatorio il lavoro di equipe, sia essa in una struttura pubblica o privata. Quindi una diagnosi deve essere redatta e firmata da un professionista membro di un equipe riconosciuta dalla ASL, procedura che garantisce che il caso è stato preso in considerazione da più figure: neuropsichiatra infantile, psicologo specializzato sui disturbi dell’apprendimento, logopedista. Questo modo di lavorare garantisce serietà e validità delle diagnosi redatte da una struttura pubblica o privata.

Gli stessi specialisti hanno scritto anche: Dislessia questa sconosciuta

Dott.ssa Giulia Lampugnani – Pedagogista

Dott. Davide Ferrazzi – Specialista in disturbi specifici dell’apprendimento

Fondatori e responsabili di Talenti fra le Nuvole Onlus

www.talentifralenuvole.it

 

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