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Asilo, baby-sitter o nonni? L’importanza dell’intervento educativo integrato.

Asilo, baby-sitter o nonni?

Si tratta di una domanda che viene posta frequentemente al pediatra, ma alla quale non è possibile dare una unica risposta senza considerare diversi fattori:

  • organizzazione della famiglia
  • caratteristiche dei componenti della famiglia
  • caratteristiche e carattere del bambino
  • disponibilità di tempo, ed economica, della famiglia
  • disponibilità di asili nido.

Vediamo nel dettaglio:

Asilo, baby-sitter o nonni? L’asilo.

Sicuramente sì alla scuola materna dai 3 anni in su per la prevalenza dei vantaggi di tipo psicologico e sociale sugli aspetti organici in quanto dai 3 anni in poi i bambini si ammalano di meno di quanto non si ammalino nei primi tre anni. Ma il Nido, se offre servizi di qualità, è utile nei bambini anche negli anni precedenti.
Ho trattato il tema in vari articoli sul mio blog (compresa la scelta dell’asilo e le malattie in comunità) che trovate nel mio libro Come crescere mio figlio.

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Vari studi hanno dimostrato che:

  • I bambini con esperienza di comunità di qualità nei primi 3 anni di vita hanno uno sviluppo cognitivo e linguistico migliore durante i primi 3 anni di vita e si dimostrano più cooperativi e un po’ meno aggressivi e disobbedienti di quelli con un’esperienza di child-care di qualità più bassa.
  • I bambini con più ore di permanenza presso Nidi mostrano più spesso problemi comportamentali.
  • Le caratteristiche della famiglia risultano comunque maggiormente predittive dello sviluppo del bambino di quanto siano le caratteristiche della frequenza al nido: i bambini mostrano maggiori competenze generali (cognitive, linguistiche, sociali) e relazioni più armoniose con i genitori in presenza di livelli di istruzione più alti, e tranquillità economica e soprattutto un ambiente familiare emotivamente stabile e stimolante.
  • I bambini che hanno frequentato nidi di bassa qualità stanno peggio di tutti gli altri.
  • La tendenza e l’esigenza generale in tal senso è quella di aiutare ed intervenire sulle famiglie offrendo servizi educativi di qualità per tutti i bambini a partire dal primo anno di vita.
  • Ruolo importante lo hanno anche i servizi di qualità o meno del nido, il tempo trascorso nello stesso e la precocità dell’inserimento (dopo i 9-12 mesi).
  • Ambiente familiare e qualità del nido interagiscono, potenziandosi se entrambi di qualità, o ovviando a certe negatività: la frequenza del nido si è dimostrata utile per i bambini di famiglie con situazione socio-economica meno favorevole. Se la famiglia esiste un buon ambiente emotivo anche frequentare nidi di bassa qualità non ha effetti negativi.

Leggi anche: Asilite e infezioni delle vie respiratorie dei bambini?

Asilo, baby-sitter o nonni? I nonni.

In Italia, circa il 30% dei nonni si prendono cura giornalmente dei nipoti. Altri Paesi Europei hanno valori più bassi (Germania 15%, Svezia e Danimarca 2%). Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini che sono stati accuditi dai nonni sono maggiormente stimolati. Il miglioramento è correlato comunque da altre variabili: caratteristiche dei nonni, rapporto tra genitori e nonni e fattori di tipo socio- economico.

E la baby-sitter?

Gli studi dimostrano che non è tanto la quantità di tempo (generico) con la madre o altre figure famigliari come babysitter ed educatori che favorisce lo sviluppo del bambino, quanto il tempo dedicato alle attività di qualità, intese come grande interazione tra adulto e bambino. Sì dunque alla baby-sitter, al nido o ai nonni, purché ci sia rete e una stimolante interazione di qualità.

Per saperne di più, visita il blog del Dott. Ferrando

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