11 Gennaio 2012 |

Tata May di SOS Tata: intervista esclusiva

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E’ specializzata nell’accudimento di neonati: cosa pensa del metodo descritto nel libro di Eduard Estivill, Silvia De Bejar “Fate la nanna”?


Alcuni definiscono il metodo Estivill “drastico” perché consiste nel lasciare piangere il bimbo. E’ una terapia d’urto che si usa quando i piccoli hanno preso cattive abitudini.

In alcuni casi i bimbi hanno problemi legati al sonno e a metà notte si infilano nel letto dei genitori: cosa consiglierebbe per risolvere questa situazione?

Bisogna educarli a dormire nel loro letto, creare un rito quotidiano, mandarli a letto alla stessa ora, e lasciare che dormano le ore giuste per la loro età.
Durante le ore prima del sonno devono essere sereni e tranquilli, senza ansie, minacce o tensioni.
Il mio consiglio è  ripetere lo stesso rituale ogni sera. Mezz’ora prima di mettere a letto il bambino, dopo il bagnetto, bisogna controllare che abbia bevuto acqua e mangiato a sufficienza e che sia pulito. La camera deve avere una temperatura giusta di 18/20° circa.
Bisogna anche educarlo a dare la buonanotte a tutti.
I gesti da compiere sono i seguenti: accendere la piccola luce per la notte, abbassare la serranda, chiudere le finestre e sedersi con il bimbo in braccio se piccolo, accanto a lui sul suo letto se grande, coccolalo e raccontagli una favola. Bisogna alzarsi prima di metterlo nel lettino, abbraccialo stretto e baciarlo dolcemente.
Ma non è finita. Bisogna mettergli il braccio sinistro sotto la schiena e toccare la sua guancia sinistra con la propria, cullarlo ancora un po’ dondolandolo, accennando una ninna nanna mentre lo si appoggia nel lettino continuando ad accarezzarli la testa e la schiena. Infine bisogna socchiudere dolcemente la porta uscendo.
E’ un modo per dare sicurezza e non fare sentire il momento dell’abbandono. Qualora dovesse piangere, bisognerà attendere qualche minuto, poi ritornare in camera e rassicuralo. Se dovesse continuare a piangere, si faranno passare altri cinque minuti ad ogni intervallo, poi dieci, fino ad arrivare ad un’ora. Nel caso uscisse dal lettino, si dovrà riportarlo in cameretta con tranquillità e dolcezza. Ci vorrà più tempo ma il risultato è sicuro.

E per i bimbi che fanno la pipì a letto magari fino alla preadolescenza?

Potrebbe non essere stata superata la fase del controllo della minzione a causa di qualche trauma o sofferenza che sta patendo il ragazzino. In questo caso, bisognerà rivolgersi ad un esperto per capire l’origine del problema e risolverlo.

Qualora non sia strettamente necessario per questioni lavorative, a che età un bambino dovrebbe iniziare a frequentare l’asilo nido?

Un bambino dovrebbe trascorrere i primi tre anni nel ambiente familiare con i genitori. Compiuto il terzo anno, può andare tranquillamente alla scuola materna.
In alcune città ci sono servizi alternativi che offrono ai bambini dai 3 mesi ai 3 anni e ai loro genitori e familiari un supporto bisettimanale dove alcune educatrici dell’asilo nido li accompagnano in un percorso di crescita e di gioco.

A Milano questo tipo di struttura è definita “Il tempo per le famiglie”. Qual è il suo parere in
relazione a questo servizio?

Non conosco bene questo servizio ma ben venga tutto ciò che possa dare aiuto ai genitori per relazionarsi con i propri figli. Vivo a Roma dove, attraverso il mio sito mayagency.it, fornisco tate, puericultrici e personale ad alto livello per le famiglie.
Lo step successivo è la scuola materna.

Secondo lei per i bambini che hanno vissuto un’esperienza del genere è più problematico il distacco dai familiari che li hanno accompagnati durante il percorso?

Credo che per un bimbo è sempre difficile distaccarsi dai familiari. Magari, avendo fatto un esperienza del genere, si ambienterà più velocemente durante l’inserimento alla scuola materna. Credo che sia utile anche per un genitore usufruire di un servizio dove si è  affiancati e supportati da esperti e dove c’è la possibilità di confrontarsi e condividere la propria esperienza con altri genitori.

Fin dalla scuola materna le bambine hanno gusti ben precisi in fatto di moda: vogliono la gonna, i fuseaux, le magliette con i personaggi dei loro cartoni preferiti, anelli, braccialetti… Quali sono le mosse di Tata May per aiutare le mamme a far capire che i vestiti non svolgono un ruolo fondamentale?

Le bambine non conoscono cosa va di moda, è normale che vogliano copiare le amiche, la mamma e ciò che vedono in tv. Bisogna guidarle, sono gli adulti che creano queste idee nelle bimbe. Spiegare che ogni momento ha il suo abbigliamento e che ogni età ha un vestito giusto per ogni occasione. I genitori tendono a riversare sui figli quello che non hanno avuto e tendono a trasferire il proprio gusto personale sui i figli invece di pensare alla comodità. Esempio: se si va al parco ci vogliono i jeans, se si è a scuola la tuta o un abbigliamento comodo, se si esce a cena con i genitori una gonna a pieghe e una camicetta, per le festività va bene una gonna con il tulle ecc. Sono contraria ai marchi vistosi sui vestiti dei bambini e a far indossare anelli e braccialetti o scarpe coi tacchi (come fa qualche mamma famosa) a bimbe cosi piccole per farle diventare caricature di donne adulte. Le mamme devono dare il buon esempio. Gli accessori si possono indossare per giocare a fare le principesse ma non quando si esce: la regola la fa il buonsenso.

L’arrivo di un fratellino o di una sorellina porta scompiglio. Come può un genitore aiutare il bimbo in questo momento difficile?

Bisogna preparare e far partecipare il bimbo all’arrivo del fratellino, magari raccontandogli attraverso le foto la sua nascita. Bisogna coinvolgerlo nel scegliere l’abbigliamento e gli oggetti necessari per il nuovo arrivato e se la mamma sta allattando il neonato non allontanarlo o digli che può far male al piccolino ma raccontarli quello sta facendo e che lo ha fatto anche per lui quando era piccolino. Infine, dedicare del tempo di qualità solo a lui così sentirà che il nuovo fratellino non toglie le attenzioni della mamma.

Il suo metodo di lavoro si basa sul gioco e sulla musica: ci racconterebbe qualcosa in più in merito?

Ho notato che musica e canzoncine stimolano i bambini a parlare prima e che con il ballo i bimbi introversi riescono ad uscire dal loro guscio. Quindi, consiglio ai genitori di trovare un momento della giornata da dedicare alla musica. Ad esempio un ballo con una musica dolce a fine serata aiuta il neonato a dormire meglio e fa bene alla relazione genitori-figli.

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