04 Maggio 2011 |

Togliere il pannolino: impresa possibile

di francesca

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Ebbene il marmocchietto è diventato ormai “grande” e tra qualche tempo andrà alle materne. E lì, all’asilo, con i pannolini di certo non lo fanno nemmeno affacciare! D’altra parte l’estate è alle porte e quale momento migliore per intraprendere questa nuova avventura del “de-pannolinizzare” il cucciolotto? In effetti i mesi giusti per abituare il nostro piccolo (che ha compiuto 2 anni) a “farla nel vasino” è proprio la primavera-estate che sta arrivando! Il caldo, infatti, risulta essere il miglior alleato per denudarsi e scoprire il fascino delle mutandine e degli slip da grandi! Ma andiamo per tappe…

Regolette pedagogiche


  1. La prima cosa da fare è attrezzare l’ambiente in maniera tale che per il piccolo, abbandonare il proprio pannolino non sia del tutto traumatico. Bisogna avere in casa un vasino bello e attraente, ma non troppo “sconcertante”.

  2. La seconda regola è che il percorso di “abbandono della resistenza fisica nei confronti di pipì e cacca” avvenga in modo quasi spontaneo. Non bisogna forzare troppo la mano nè avere fretta di vedere i risultati. Questo è uno di quei momenti in cui i genitori devono imparare qualcosa sull’educazione e non soltanto i figli sul controllo degli sfinteri! Di sicuro, per i bambini, imparare a gestire “a tempo” il loro intestino e la loro vescica, non è un fatto di poco conto ma loro sono attrezzati per farlo. Cercare di eliminare il più possibile la vergogna legata al “farsela addosso” comporta una tappa importante nella costruzione del carattere. Pur senza voler andare a ripescare la psicanalisi, dobbiamo sapere che molto nella costruzione della personalità si gioca sull’apprendimento dell’uso degli sfinteri. Quindi è molto importante che il bambino capisca che fare cacca e pipì nel water e nel vasino è un fatto naturale e che così fate anche voi! A volte i bambini non sanno che i loro genitori fanno esattamente le stesse cose che gli si impone di fare. In pedagogia, la regola migliore per insegnare è dare l’esempio perchè i bambini non ascoltano le parole ma “badano ai fatti”.

  3. Al terzo posto negli step da compiere c’è il fatto di decidere di affrontare questo momento e diventare anche un po’ “intransigenti” evitando di tornare sui propri passi. Insomma, è normale che quando si intraprende questa strada si potranno incontrare degli ostacoli e, come si sa, ogni bambino è davvero un mondo a sè che può avere reazioni del tutto diverse; tuttavia, sta a noi capire che il pannolino non è una necessità assoluta e che se anche, lui “se la fa addosso per un po’ di tempo”, non succede niente. Questo anche quando tutti gli altri intorno ci diranno che “è meglio fare così o cosà”! Imparare a conoscere il carattere del proprio figlio è una cosa che spetta esclusivamente ai genitori e, da questo punto di vista, non ci si può meravigliare se lo spannolinamento ad opera di più persone (nonni, maestre, tate…) non porta i risultati sperati. I figli hanno bisogno di sentirsi gratificati quando riescono a farla nel vasino e vogliono essere sicuri che quello sforzo abbia un senso ben preciso. I bambini, infatti, non conoscono regole morali, ma soltanto azioni supportate dalla realtà. In questo caso la loro azione di autoregolamentazione deve corrispondere alla percezione di aver fatto qualcosa di utile. Per loro, in realtà, è più utile, fino a prova contraria, farla nel pannolino. Ciò vuol dire che si impegneranno in questa missione se avranno un buon motivo per farlo. Questo premio che otterranno in cambio del loro impegno può essere costruito e sostenuto solo dall’educatore abituale e cioè dai genitori. Detto questo, abbiamo tutti gli ingredienti per creare questa nuova e bella avventura da registrare nell’album dei ricordi.