21 giugno 2018 |

Violenza assistita, i segnali da non sottovalutare e come proteggere i bambini

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Quando si può parlare di violenza assistita? Quali sono i segnali da non sottovalutare e come proteggere i bambini dai traumi e dai rischi che conseguono a questo fenomeno familiare?

Si parla di violenza assistita quando un bambino si ritrova spettatore di violenza tra due familiari all’interno delle proprie mura domestiche. Questa violenza è a tutti gli effetti una forma di abuso minorile. Ma vediamo quali sono i segnali da non sottovalutare e come proteggere i bambini.

Secondo la definizione messa a punto dal CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), “la violenza assistita da minori si verifica quando i bambini sono spettatori di qualsiasi forma di maltrattamento e spesso attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minori”.

Inoltre si parla di violenza assistita anche nel caso si assista a situazioni di maltrattamenti o abbandono degli animali presenti in famiglia.

Quando si verifica la violenza assistita

Anche se litigi e discussioni in famiglia sono purtroppo sempre dietro l’angolo, gli esperti consigliano sempre di tenerne i bambini lontani e discutere in privato.

Purtroppo si sa che non sempre è possibile, ma c’è modo e modo di affrontare una discussione: denigrazione dell’interlocutore, violenza verbale, rabbia eccessiva o violenza fisica sono situazioni che provocano, nel bambino inerme spettatore, senso di frustrazione perchè impotente e incapace di mettere fine a quel litigio o a quella violenza. Ciò che ne deriva è la nascita nel bambino di sentimenti quali ansia, paura, senso di colpa e isolamento, nell’incapacità di risolvere la situazione in qualche modo.

I bambini esposti a queste violenze convivono con paura e ansia, mista a rabbia imbarazzo e umiliazione. Sono sempre in guardia, in attesa che il prossimo evento si verifichi. Non avendo possibilità di prevederne i tempi, non si sentono mai al sicuro, si preoccupano per se stessi, per la persona maltrattata in famiglia, per fratelli e sorelle. La rabbia è rivolta verso l’abusante ma anche verso l’abusato, che non si difende. Si sentono inutili, impotenti e spesso responsabili. Ciò li porta poi ad isolarsi, ma in loro cresce una forma di vulnerabilità che può tramutarsi in altri disturbi durante lo sviluppo.

Ma quali sono i segnali da non sottovalutare che ci fanno capire che una situazione difficile in famiglia o litigi frequenti stanno ricadendo negativamente sui più piccoli? E come possiamo proteggere i bambini dalla violenza assistita?

A volte gli adulti non se ne accorgono e sottovalutano il problema. I segnali che presenta un bambino quando vittima di violenze di questo tipo si possono sempre riconoscere con un po’ di attenzione. Vediamone alcuni:

  • Disturbi del sonno
  • Mancanza di concentrazione
  • Basso o scarso rendimento scolastico
  • Mal di stomaco o mal di testa
  • Tristezza, depressione, rabbia
  • Aggressività verso i genitori
  • Aggressività contro i compagni di scuola
  • Atti di bullismo.

Quali sono i disturbi che si possono sviluppare durante la crescita per un bambino vittima di violenza assistita?

I minorenni vittime di queste spiacevoli situazioni quasi sempre sviluppano grandi difficoltà di relazionarsi serenamente nel sociale con ricadute sulla sfera affettiva, lavorativa e comportamentale. Gli esperti parlano di danni simili a quelli post-traumatici.

Il punto è che, soprattutto se i litigi violenti e frequenti sono tra i due genitori, i bambini faticheranno a capire e scegliere con quale figura genitoriale identificarsi: il cattivo e prepotente o il buono ma maltrattato? Da qui l’impossibilità a crearsi un’identità precisa.

Come possiamo proteggere i bambini dalla violenza assistita?

In questo caso l’unico modo per evitare la violenza è riconoscerla prima. Questo è l’unico modo per proteggere i bambini dalla violenza assistita. Ecco tutte le cose da evitare:

  1. Alzare eccessivamente la voce durante una discussione o litigio con il partner o altro familiare: se non si può discutere in privato, in una stanza appartata, al ristorante o luoghi dove il bambino non è presente, è bene mantenere toni della voce più possibile pacati
  2. Non denigrare o offendere l’interlocutore durante una discussione: parole denigratorie e offensive, parolacce e violenza verbale innescano nel bambino il bisogno di dover prendere le difese di chi le riceve
  3. Non usare atti di violenza fisica durante una discussione: anche il semplice sbattere il piatto o il bicchiere, aggressività contro l’interlocutore o anche contro oggetti e mobili della casa innescano senso di paura che nel bambino è amplificato
  4. Non maltrattare nè abbandonare gli animali della famiglia: anche questo è considerato un abuso sui minori.

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