06 Dicembre 2014 |

Psicomotricità dei bambini: il meraviglioso mondo del gioco infantile

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Quanto è importante il ruolo del gioco nella vita di un bambino di età prescolare? Tale importanza va diminuendo con l’età del bambino?

L’età prescolare corrisponde alla prima fanciullezza e va dai 2 ai 6 anni circa. Tale periodo viene anche denominato dagli esperti come “età del gioco” proprio perchè in questo momento della vita, più che in altri, il gioco è l’attività a cui i bambini si dedicano con il massimo entusiasmo e piacere, ma anche che essa non è soltanto un semplice passatempo bensì un alimento indispensabile della loro vita intellettuale, emotiva e sociale. Nelle età successive il tempo dedicato al gioco si riduce, ma soprattutto si trasforma.


Quanto tempo dovrebbe essere riservato al gioco nella vita di un bambino di età prescolare o della scuola elementare?

Definire quanto tempo un bambino debba giocare non è facile, considerato che esso costituisce il nutrimento per la vita intellettuale e sociale. Partiamo dal presupposto che quasi tutte le azioni di un bambino, con i più vari oggetti e nelle diverse situazioni assumono carattere di gioco: pensiamo semplicemente ad un tipico quadro mattutino di una madre disperata che va di fretta, mentre la figlia di 5 anni trasforma la semplice azione di vestirsi in una lunga scena teatrale e il piccolo di 3 anni decide di utilizzare i suoi calzini come proiettili magici contro la sorella!

Quali giochi è bene prediligere?

Il bambino per giocare non ha certo bisogno di strumenti particolari. Nel periodo senso-motorio (dai primi mesi ai due anni) la manipolazione degli oggetti quotidiani (un mazzo di chiavi, un cucchiaio, il pettine) può facilmente sfociare in un gioco d’esercizio.

A seguire con l’emergere della funzione simbolica, qualunque cosa può essere trasformata fantasticamente e quindi un cuscino si potrà trasformare in una navicella spaziale, il tavolo in una capanna segreta; perfino senza niente in mano si potranno fingere azioni disparate.

Pertanto non è necessario sovrastimolare i bambini comprando mille giocattoli diversi, educandoli così a vivere in una società di super consumisti sin dalla nascita. Certo, la presenza e disponibilità dei giocattoli è sicuramente una forma di invito a giocare e ne influenza fortemente la modalità. Vi è una particolare relazione tra i giocattoli ed interazioni con i bambini.

Per esempio gli angoli per disegno o lettura favoriscono il gioco individuale; altri con materiali da costruzione, abiti, stoffe, utensili vari, incoraggiano il gioco collettivo e fantasioso; l’attività a corpo libero stimola la coordinazione e lo sviluppo psicomotorio, siano esse in gruppo o da soli, all’aperto o all’interno.

Come psicomotricista sostengo che giocattoli molto specifici come automobili e bambole siano meno utili allo sviluppo poiché stimolano meno la fantasia rispetto ai materiali generici, come pezzi di stoffa, cilindri di cartone, asticciole, che possono diventare nella finzione elementi di travestimento, recipienti o altro.

Secondo lei, i giochi virtuali e i videogiochi possono avere qualche funzione educativa o causano solo disfunzioni dal punto di vista della psicomotricità?

Bene, dal punto di vista della psicomotricità i videogiochi non sono contemplati, in quanto tale disciplina si occupa della corporeità e di tutta la comunicazione insita in essa.

In linea generale, come educatore, raccomando sempre i genitori a non fare utilizzare tv e videogiochi per molte ore poiché possono creare dipendenza e soprattutto generare forme di isolamento. Bisogna prestare attenzione anche alle scelte dei giochi, si raccomanda di evitare giochi troppo violenti ed aggressivi.

Come dovrebbe essere gestito il gioco all’aperto?

Il gioco all’aperto è sicuramente una fonte sana per il bambino. Sarebbe bene che l’intera famiglia si educasse all’organizzazione di momenti di condivisione con pranzo al parco o in pineta, a seconda dell’area in cui si vive.

I bambini hanno bisogno di correre, saltare, cadere e rialzarsi, arrampicarsi e sicuramente la natura può favorire questo tipo di esperienza.

E il gioco in casa?

Io consiglio a tutte le coppie che aspettano un figlio di creare uno spazio di crescita ideale per il bambino, prevedendo uno spazio-gioco protetto con materassi, zone morbide per l’atterraggio in caduta, per il gattonamento e i primi passi, spazi dove i bambini possano lasciare tracce di se attraverso il disegno ed il colore senza doversi preoccupare della mamma che li rimproverare.

Dott.ssa
Caterina Petronella
Psicomotricista ed Educatrice Professionale

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