04 Febbraio 2013 |

Pianto dei neonati: guida al suo riconoscimento

di francesca

Iscriviti alla Newsletter di Donnaclick

Non perderti le ultime novità

I tipi di pianto più usati dal neonato sono quelli usati per esprimere:

  1. La fame (sete)
  2. Il senso di disagio fisico
  3. La stanchezza
  4. La noia
  5. L’esigenza di scaricare la tensione

Il pianto da fame o sete

In questo caso il bambino piange alla fine della poppata, appena allontanato il seno o il biberon, oppure comincia a piangere prima dell’ora presunta della poppata (ricordo come ho già detto che non bisogna costringere i bambini a orari rigorosi).

  • In questa circostanza, il pianto cessa appena il bimbo riesce a succhiare qualunque cosa capiti a tiro della sua bocca: dita, succhiotto, lenzuolino, salvo riprendere a piangere non appena si accorge che, pur succhiando, nulla entra nella sua bocca.
  • E’ un pianto discretamente vigoroso con una nota di irritazione, che varia di intensità a seconda che riesca a succhiare qualcosa o meno.

Il pianto per senso di disagio fisico

Per esempio il bambino, quando è sporco, si mette a piangere, specie se ha emesso feci da latte materno che sono molto liquide, abbondanti (lo inondano) e acide.

  • In questo caso è sufficiente cambiarlo.
  • E’ buona norma svestire comunque il bambino che piange, perché qualche volta può capitare che la cattiva posizione dei vestiti o dei pannolini gli crei, con pieghe fastidiose, un vero e proprio disagio.
  • Il bambino può piangere per il caldo, quando è molto vestito. Più difficilmente piange per il freddo. I rumori violenti lo fanno “sobbalzare”. La radio a tutto volume, le grida, le luci intense sono fonti di eccitazione e di irritazione. Mentre i normali rumori casalinghi, anche la TV a volume normale, sono per lui una grande compagnia.
  • E’ un pianto non molto forte ma particolarmente irritato.

Il pianto da stanchezza

E’ un pianto non vigoroso con una caratteristica di monotonia che tende a finire per poi…ricominciare. Si manifesta quando i bambini vengono sottoposti ad un eccesso di stimoli esterni che non riescono a controllare. Il volerli far giocare a tutti i costi, il volergli parlare in continuazione, mettergli i carillon, la musichette ecc.

Il pianto da noia

  • Compare nel lattante di qualche mese. Succede, al contrario del caso precedente, quando il bambino non viene molto stimolato o viene lasciato per molto tempo solo.
  • E’ un pianto poco vigoroso, francamente “annoiato”. Si calma appena sente la voce di un adulto. Il bambino ha bisogno di non sentirsi solo.

Il pianto apparentemente immotivato

Quanto esposto sopra, in una certa maniera, è la classificazione di alcuni tipi di pianto legati ad alcune fra le più frequenti e più facilmente individuabili cause. Purtroppo, però, esistono numerosi casi di bambini che piangono senza alcuna ragione evidente. Ci troviamo di fronte al grande e incerto capitolo del pianto apparentemente immotivato. Questo è uno dei capitoli più controversi e più discussi della puericultura.

In genere questo pianto “apparentemente immotivato” viene attribuito a una particolare situazione in cui il bambino viene considerato affetto dalle famose o famigerate “coliche”. Coliche che vengono variamente chiamate: coliche gassose, coliche dei primi tre mesi, coliche della quarantena ecc. Tratterò l’argomento coliche in modo dettagliato nel prossimo capitolo.

Il pianto per mal di pancia

Qui, invece, voglio parlarvi di un “paradosso”: Il pianto da mal di pancia è un pianto che non esiste. L’ho definito in questo modo, non perché non esista questo tipo di pianto ma perché non esiste la causa cui esso viene attribuito.

I pediatri invocano frequentemente il mal di pancia quale causa per giustificare un pianto immotivato del bambino. E’ una diagnosi, che se fosse vera sarebbe tutt’altro che tranquillizzante, ma che, incredibilmente, rasserenerebbe (come di fatto rasserena e soprattutto convince) di più la mamma.

Dopo quasi cinquant’anni di professione non sono ancora riuscito a capire perché, se il pianto viene attribuito al mal di pancia, la mamma si ritiene in genere soddisfatta, e quasi mai pretende di sapere di più, per esempio perché il suo bambino dovrebbe avere mal di pancia! I pediatri, forse per questo motivo, “astutamente” spesso formulano questa diagnosi. Il vero mal di pancia è sempre dovuto a qualcosa che non funziona: per esempio diarrea, vomito; ed allora in assenza di questi disturbi, perché mai il bambino dovrebbe soffrirne? Questo è un mistero! Ma è un altro di quei misteri che funziona per la psicologia delle mamme!

Altra osservazione: c’è chi (spesso sono le nonne) pensa di dedurre la presenza del mal di pancia dal fatto che il bambino piangendo si rannicchia su se stesso, raccogliendo sia gli arti superiori che inferiori sull’addome. In realtà durante il pianto, il bambino di pochi mesi, qualunque ne sia la causa, si rannicchia sempre con gli arti piegati sulla pancia. Ciò è dovuto al fatto che essendo stata quella, per lungo tempo, la sua posizione fetale, a braccia e gambe flesse, sotto stimolo, il bambino tende a riprenderla nei primi mesi di vita.

Quindi, prima di parlare di “mal di pancia”, bisogna essere certi che la diagnosi sia esatta e poi, riconosciute le cause, lo si curerà. Se il bambino ha la diarrea si curerà la diarrea. Se ha il vomito si curerà il vomito.

E’ sbagliato dare generici farmaci antidolorifici o antispastici in assenza di sintomi specifici. Inoltre, se il bambino non ha nessun disturbo dell’apparato digerente allora è possibile che il pianto sia dovuto a qualcos’altro!

Che cosa fare quando il bambino piange?

Vi ho parlato delle cause del pianto, e ciò vi ha sicuramente soddisfatto, ma sono sicuro che vi piacerebbe sapere anche che cosa fare nel  caso in cui il  bambino piange…

Rispondo subito, lasciando però da parte quello che abbiamo definito “pianto immotivato” a cui dedicheremo un capitolo a parte. Per quanto riguarda gli altri tipi di pianto, vi devo confessare che purtroppo, poco si può fare sul piano terapeutico, cioè quando il pianto è già in corso; in questo caso, infatti, si finisce per cadere nella spirale dei vizi o delle “cattive abitudini” o della “medicalizzazione” di circostanze naturali cui lo stesso pianto appartiene.

Molto, invece, può essere fatto sul piano preventivo

Come abbiamo visto, il pianto del bambino è un modo di comunicare “ad alta voce” un fabbisogno o un disagio; ne consegue che l’unica soluzione possibile è quella di comportarsi in modo da soddisfare i fabbisogni ed evitare i disagi.

I fabbisogni sono naturali, istintivi e, soprattutto, finalizzati a garantire al bambino una corretta crescita e anche una buona qualità della vita. Non a caso, sostengo nella mia filosofia che “il bambino è il migliore pediatra di se stesso” e che per soddisfare i suoi fabbisogni sia sufficiente seguire i “suoi suggerimenti” e le “sue indicazioni” che egli sa fornirci con estrema precisione, usando il suo linguaggio fatto di comportamenti ed atteggiamenti che ogni pediatra dovrebbe conoscere ed insegnare alle mamme (quando e quanto vuole mangiare, quando vuol dormire, se è disponibile a comunicare, se ha caldo, ecc.).

Nella prevenzione del pianto gioca sicuramente un ruolo fondamentale il comportamento della mamma (come per tutti i comportamenti del bimbo nei primi anni di vita). Se i disagi sono, infatti, come visto sin qui, dati da errori di tipo assistenziale o ambientale (non pulirli quando si sporcano, vestirli male, vestirli troppo, sottoporli ad un eccesso di stimoli, parlargli sempre, farlo ad alta voce, troppe persone intorno, radio e tv ad alto volume ecc.), un ruolo importante invece, la gioca la personalità della madre nell’induzione al pianto.

Io vorrei vincere all’Enalotto con la stessa probabilità con cui, nei Corsi di preparazione al parto, riesco ad indovinare quali mamme avranno bambini che piangono e quali no:

Se la mamma è ansiosa, insicura, sempre preoccupata (che io ritengo atteggiamenti di personalità immatura), avrà molte probabilità di avere un bambino più portato al pianto. Molte di queste mamme mi dicono: “ma io sono fatta così!” ed io rispondo: “avrai un figlio che piange di più, non è né una cosa drammatica né soprattutto inciderà sulla salute fisica del bambino; del resto se una donna è grassa, difficilmente potrà mettersi un vestitino attillato. A meno che non faccia il sacrificio di dimagrire, anche tu dovresti fare il sacrifico di maturare!“. E quando dico ciò non so se mi sono fatto di certo un’amica!

Quindi, serenità, dolcezza, calma, attenzione, disponibilità al sacrifico, accettazione del bambino, rispetto della sua personalità, soddisfacimento di suoi fabbisogni naturali: tutto questo vuol dire AMORE  per il bambino. Il bambino AMATO sarà un bambino SERENO. E non avrà bisogno di ricorrere al pianto per farsi ascoltare.