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Eleonora Abbagnato: “Risposerei Federico Balzaretti ogni mese, di lui mi colpì una lettera”

Eleonora Abbagnato si racconta al Corriere della Sera, dalle origini siciliane ai successi all’Opéra di Parigi, passando attraverso la famiglia e l’amore con Federico Balzaretti.

Eleonora Abbagnato si racconta

Sono siciliana e sono un vulcano. Le mie ballerine mi chiamano Wonder Woman”: esordisce così l’étoile palermitana, che dal 2015 dirige il corpo di ballo dell’Opera di Roma. Un incontro con la danza arrivato da bambina. Già alla sbarra a 4 anni, a 10 uno stage di rilievo a Montecarlo. A 14, poi, l’ingresso alla scuola dell’Opéra di Parigi.

“La mia maestra di Parigi mi bucava i glutei con l’ago perché inarcavo troppo la schiena, ce l’ho molto elastica. I grandi maestri entravano in classe col bastone: non per darcelo in testa, era il senso dell’autorità. Comunque intimorivano”, spiega Eleonora Abbagnato. Che aggiunge: “Il rigore devi spiegarlo nel modo giusto. Oggi una direttrice di ballo deve essere anche psicologa. Gli elementi negativi non sono gli allievi ma le madri. Ci sono protagonismi esagerati”.

Del suo passato da allieva, Abbagnato racconta spesso ai suoi figli: Julia, 10 anni, e Gabriel, 8 anni, nati dal legame con Federico Balzaretti, cui si aggiungono Lucrezia, 17 anni, e Ginevra, 14 anni, che Balzaretti ha avuto dalla prima moglie.

Federico Balzaretti e la famiglia allargata

“Di Lucrezia e Ginevra non sono la mamma, ma le ho cresciute io. È una storia particolare, Federico ha avuto l’affidamento esclusivo. La loro mamma biologica aveva altro da fare. Non vede le sue figlie. Crescere figli non miei è più difficile, hai il pensiero che magari fai qualcosa di male, o che fai mancare loro qualcosa. Le amo, è come se fossero figlie mie. Ma se non studiano mi arrabbio, se si comportano male le sgrido e tolgo il cellulare”, aggiunge Eleonora Abbagnato.

Tornando alla storia d’amore con Federico Balzaretti, la ballerina ha raccontato: “Io ero guardinga, era diventato padre così giovane, a 21 anni… Ho saputo dopo che per le figlie aveva rinunciato a trasferirsi al Milan e al Napoli. Federico lo risposerei ogni mese. Di lui mi colpì una lettera. Quando morì mia nonna paterna, Eleonora, mi scrisse di capire la mia sofferenza, e che la famiglia era un punto fondamentale per lui”.

Quindi ha aggiunto: “Ora fa il dirigente sportivo alla squadra di Vicenza, io vivo a Roma con i figli. Ci vediamo il fine settimana. Il problema è che non sono una che ama il telefono. Ci mandiamo tanti messaggi, anche per farci forza. Una situazione non facile. Ci siamo frequentati, dopo un anno mi ha chiesto la mano, nella mia casa di Parigi, a Montmartre. Aveva acceso non so quante candele. Io temevo che prendesse fuoco tutto”. E, con ironia, Eleonora Abbagnato conclude: “Ho detto subito sì, hai visto mai che non me lo chiedeva più”.

Foto: Depositphotos.com.

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