19 Dicembre 2017 |

Vaginismo e amore, come andare avanti?

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Domanda

Salve Dottoressa,
mi chiamo Michele, ho 39 anni e sono insieme alla mia ragazza da 8.
Il nostro problema è che non possiamo avere un rapporto sessuale completo per via del vaginismo.
Ne abbiamo parlato insieme molte volte, non ho mai forzato la mano e sono stato sempre comprensivo, le ho consigliato anche di rivolgersi ad un professionista, ma ancora non riesce ad affrontare il problema.
Non l’ho mai tradita, ma il desiderio di avere un rapporto completo aumenta,
anche perchè nella mia vita diciamo che non ho avuto altre esperienze e questo spinge la mia mente a cercare un rapporto altrove, solo come atto sessuale che non coinvolga sentimenti.
Il solo pensiero di fare qualcosa che la deluda e la faccia stare male, di guardarla negli occhi sapendo di aver fatto qualcosa che la farebbe soffrire, la mia coscienza, tutto questo mi ferma e i pensieri nella mente rimangono tali.
Non voglio perderla, è troppo preziosa, ci vogliamo bene e il nostro, al di là di questo problema è un bellissimo rapporto.
Mi trovo però in questa situazione che mi crea sofferenza.
Come possiamo affrontare questo problema?
Grazie. Cordiali saluti.
Mike

Risposta

Buongiorno Michele,
grazie intanto di aver esposto la vostra difficoltà.
Intanto per i lettori riassumo in poche parole cosa intendiamo con vaginismo: disturbo sessuale che si manifesta sia a livello fisico-psicosomatico, sia a livello psicologico ed emotivo.
Dal punto di vista fisiologico accade che l’orifizio vaginale si contrae in modo riflesso e involontario all’avvicinarsi di qualsiasi oggetto (questo spesso rende impossibile anche una visita ginecologica transvaginale), pertanto è impedita la penetrazione necessaria al coito.  Sul versante psicologico si riscontra un vissuto fobico e di evitamento nei confronti dell’atto penetrativo che potrebbe nascondere altre problematiche.
Do per scontato che la diagnosi sia stata fatta da un medico ginecologo, poiché, purtroppo, ho notato nella professione che si tende a fare delle auto diagnosi non corrette o per lo meno incomplete.
8 anni sono molti per non voler affrontare il problema in nessun modo, e lei è molto onesto con se stresso nell’ammettere che ha desiderio di avere un rapporto più maturo e completo.
Come lei ha suggerito l’unica via è affrontare la situazione e sentire un professionista, prima un ginecologo, per comprendere se non vi siano anzitutto problemi fisiologici, e poi un sessuologo.
Non mi dice quanti anni ha la sua compagna, in ogni caso se voleste famiglia, un giorno dovrete affrontare la situazione, e mi sono capitate coppie in studio dove in realtà non c’è tutta questa volontà da parte della compagna, purtroppo.
Inoltre il percorso richiede qualche numero di sedute (se non occorre anche intervenire fisiologicamente) il che significa che ci vorrà altro tempo prima di raggiungere l’obiettivo.
Credo che dovrebbe dire alla sua compagna che lei ha dei desideri e che non vuole ferirla, ma se non affrontate la questione, a lungo andare questo affetto per il quale lei non vuole farla soffrire potrebbe trasformarsi in livore, o peggio, e comunque non portare a un buon epilogo.
Provare da soli sarebbe controproducente, e immagino abbiate già tentato.
Oppure continuare a stare insieme, ma dandole la libertà di sfogare la sua sessualità. Le sembrerà che io stia dicendo qualcosa di folle, ma non è nemmeno corretto pretendere dal proprio compagno o compagna che viva in una perenne frustrazione, se non arriva il tradimento, in tarda età arriverà la voglia di rivalsa…
Perché la vita è una, perché il desiderio e le capacità del corpo di provare piacere e attrazione muta e cambia col tempo, per molti motivi…
Dato che vi amate ve lo dovete di provare a risolvere la situazione, però impegnandovi in un percorso, in questo momento lei si sta impegnando a resistere alle frustrazione e ai suoi desideri e la sua compagna, per quanto le dia emotivamente, sta tenendo un rapporto fermo in un punto.
O trovare una soluzione alternativa che possa andare bene ad entrambi (non mi stanco mai di dire nemmeno in terapia che ciascuno è responsabile verso la propria coppia, al di là di tutto). Non si può imporre nell’intimità la frustrazione all’altro (vale per entrambe le parti) è come togliere in qualche modo una parte di sé stessi o la libertà di esprimersi.
Sarebbero molte le domande da fare per capire il motivo di non volersi confrontare con un professionista, almeno tentare.
Mi auguro possiate parlare apertamente della situazione e capire come meglio affrontarla per non sentirsi lei più frustrato (è giovane è normale avere desiderio sessuale, non cadiamo in discorsi banali o sessisti fuori luogo, fa parte della nostra natura, altrimenti saremmo tutti asceti e gli asceti fanno un voto per SCELTA)
e la sua compagna amare lei (e se stessa!) a 360 gradi.
Mi farebbe piacere sapere che poi avete deciso di intraprendere un percorso
Cordialmente