08 Febbraio 2021 |

Vanessa Incontrada per Dolce e Gabbana: inno alla bellezza

di Alice Marchese

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  • Vanessa Incontrada per Dolce&Gabbana
  • Precious è anche il volto di Marina Rinaldi, conosciuta nel mercato plus size
  • H&M non ritocca più le foto del suo e-store, punta sulla diversità

Gli scatti che vedono protagonista Vanessa Incontrada per Dolce& Gabbana alla maniera di Rubens sono un inno alla bellezza che prescinde da qualsiasi canone precostituito che prevede la magrezza come elemento essenziale. La celebrazione della showgirl è stata lodata soprattutto per il concetto di cui ella s’è fatta portavoce.

La richiesta c’è, quindi va soddisfatta, avevano spiegato i due designer al momento della decisione. La scelta ora sembra ovvia, ma il tabù delle taglie è tra i più resistenti nel settore: un’anomalia ancora più evidente in quest’epoca di politically correct.
Nonostante ciò, qualcosa sta cambiando. Negli ultimi mesi ci si è avviati verso la “normalizzazione” dei corpi non magrissimi.

Prima di tutto in passerella, sinora regno incontrastato della taglia 36: nelle ultime stagioni hanno trionfato modelle curvy come Paloma Elsesser, Jill Kortleve e Precious Lee. Paloma poi è finita sulla copertina di Vogue America , e Jill ha firmato un contratto con Chanel (e solo pochi anni fa Lagerfeld rinnegava l’esistenza di una moda oltre la 40); Precious invece è apparsa nella campagna di Versace al fianco di Bella Hadid, senza alcuna differenza di trattamento.

Per capire la portata dell’evento, basti sapere che Precious è anche il volto di Marina Rinaldi, uno dei nomi di riferimento del mercato plus size : in passato una sovrapposizione del genere era inimmaginabile. Se poi si pensa che Marina Rinaldi sta registrando un aumento di interesse per le sue linee da parte di chi curvy non è, diventa chiaro quanto i confini si stiano facendo sfumati.

Non è un caso se H&M ha smesso di ritoccare le foto del suo e-store, puntando sulla diversità. La richiesta del pubblico è diretta verso le “pari opportunità“: lo sa bene Alber Elbaz, creativo adorato dalle donne, che per il suo ritorno in scena cinque anni dopo aver lasciato la guida di Lanvin, ha scelto di costruire il suo progetto AZ Factory (finanziato da Richemont) anche su un’offerta che va dalla XXS alla XXXXL.

Com’è riportato da Repubblica: «Tutte le donne prima o poi hanno combattuto con il loro peso», spiega lui. «A me non piace quando mi chiedono di renderle ciò che non sono. Io non sono un mago, i cui vestiti trasformano il corpo di chi li indossa in ciò che hanno sempre sognato; io sono un ingegnere, che fa collezioni che stanno benissimo a tutti i tipi di corporatura. A me interessano le donne, non gli abiti: una differenza cruciale».

Si tratta sicuramente di un concetto molto più in linea con il presente, ma anche più complicato da realizzare. È questa la vera discriminante tra chi fa e chi parla. Elbaz è uno che fa. «Ogni pezzo deve sembrare realizzato su misura per la donna che lo indossa: il che significa prove su prove per ogni silhouette, tessuti con 13 diversi tipi di tensione in ciascuna parte del corpo. Definisco il mio brand una startup perché a certi risultati si arriva solo con la ricerca. E una gran conoscenza della materia ».

Un ruolo fondamentale nella partita lo giocano ovviamente i social media. «Prima era normale “barare”, usando una 44 per pubblicizzare un indumento in taglia 48», spiega Mirella Rosato, fondatrice di BeautyFull, agenzia che tratta modelle dalla 42 in su. «Ora però, con la condivisione globale, il pubblico se ne accorge, e reagisce. Questa risposta massiccia ha reso chiaro che il settore non è per niente di nicchia, come si sosteneva un tempo. Conviene dargli l’attenzione che merita»