Attualità

Ebbe un figlio con un minore 36 anni fa, ministra si dimette in Islanda

Un’ombra dal passato ha travolto il governo islandese, portando alle dimissioni della ministra per l’infanzia, Ásthildur Lóa Þórsdóttir. La vicenda, emersa il 20 marzo 2025 grazie a un’inchiesta dell’agenzia RÚV, risale a 36 anni fa, quando la allora 22enne Þórsdóttir, impegnata come consulente in un gruppo religioso, intrecciò una relazione con un ragazzo di 15 anni, Eirík Ásmundsson. Da quell’unione nacque un figlio, ma la storia, tenuta segreta per decenni, è riaffiorata con forza, sollevando interrogativi etici, legali e politici in una delle nazioni più progressiste al mondo.

Un incontro nell’ombra di Trú og líf

Tutto inizia nel 1989, presso Trú og líf (Fede e Vita), un’associazione religiosa di Kópavogur dove Þórsdóttir, allora 22enne, lavorava come consulente per giovani in difficoltà. Qui incontra Eirík Ásmundsson, un ragazzo di 15 anni che si era avvicinato al gruppo per sfuggire a una situazione familiare complicata. La loro relazione, iniziata in segreto, evolve rapidamente: un anno dopo, quando lei ha 23 anni e lui 16, nasce un figlio. Ásmundsson è presente alla nascita e trascorre il primo anno con il bambino, ma il legame si incrina quando Þórsdóttir incontra l’uomo che diventerà suo marito.

Secondo i documenti ottenuti da RÚV, Ásmundsson tenta più volte di mantenere un rapporto con il figlio, rivolgendosi al Ministero della Giustizia islandese e ai servizi familiari della chiesa. Le sue richieste, però, vengono respinte: Þórsdóttir limita gli accessi a sole due ore al mese, equivalenti a un giorno all’anno, pur ottenendo da lui il pagamento degli alimenti per 18 anni. “Ho fatto ciò che potevo per essere un padre, ma mi è stato negato”, avrebbe dichiarato Ásmundsson, secondo quanto riportato dall’agenzia.

La rivelazione che ha scosso Reykjavík

La vicenda rimane nascosta per oltre tre decenni, fino a quando una parente di Ásmundsson decide di rompere il silenzio. La scorsa settimana contatta per due volte l’ufficio della prima ministra Kristrún Frostadóttir, chiedendo un intervento. “Quando ho capito che si trattava di una ministra, ho chiesto dettagli”, ha dichiarato Frostadóttir alla stampa, precisando di aver appreso i contorni della storia solo giovedì sera. La reazione è immediata: convocata d’urgenza, Þórsdóttir si presenta nell’ufficio della premier e, poche ore dopo, annuncia le sue dimissioni in un’intervista a RÚV.

“Sono passati 36 anni, molte cose cambiano in questo tempo e oggi affronterei la questione in modo diverso”, ha ammesso la 58enne, visibilmente scossa. Ha poi aggiunto: “Capisco come appare, ma è molto difficile far emergere la verità corretta nei media di oggi”. La ministra ha difeso la sua carriera, sottolineando il lungo impegno a favore dei bambini, ma ha riconosciuto che il clamore mediatico avrebbe compromesso il lavoro del governo.

Un caso al confine della legge

In Islanda, l’età del consenso è fissata a 15 anni, ma la legge prevede eccezioni severe. È illegale per un adulto intrattenere una relazione sessuale con un minore di 18 anni se ricopre un ruolo di autorità, come insegnante o mentore, o se il minore è finanziariamente dipendente. La pena massima per questo reato è di tre anni di carcere. Nel caso di Þórsdóttir, la sua posizione di consulente a Trú og líf potrebbe configurare un abuso di potere, anche se non è chiaro se all’epoca siano state avviate indagini. La prescrizione, tuttavia, rende improbabile un’azione legale oggi.

La premier Frostadóttir ha definito la questione “un fatto grave”, pur mantenendo una certa cautela: “Si tratta di una vicenda molto personale e, per rispetto della persona coinvolta, non commenterò nel merito”.

Dall’etica alla politica: le reazioni

La notizia ha scatenato un’onda di reazioni in Islanda. I social media si sono divisi tra chi condanna Þórsdóttir per il passato e chi la difende, sottolineando il tempo trascorso e il suo contributo pubblico. “Non sono la stessa persona che ero a 22 anni”, ha dichiarato la ministra, cercando di contestualizzare le sue azioni di allora. Tuttavia, la sua decisione di contattare la parente di Ásmundsson dopo aver appreso della denuncia ha alimentato ulteriori critiche: un gesto interpretato da alcuni come tentativo di pressione.

Nonostante le dimissioni dal ruolo di ministra per l’infanzia, Þórsdóttir ha annunciato di voler mantenere il suo seggio in Parlamento, una scelta che potrebbe alimentare nuove tensioni nel governo di coalizione guidato dai Socialdemocratici.

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