Marta Maria Ohryzko
Ilia Batrakov, 41enne russo già detenuto, è ora ritenuto responsabile dell’omicidio volontario pluriaggravato di Marta Maria Ohryzko, la 32enne ucraina trovata senza vita a Ischia lo scorso 13 luglio. Gli inquirenti ricostruiscono una dinamica brutale: dopo una caduta accidentale in un dirupo che aveva causato la frattura di una caviglia alla donna, l’uomo l’avrebbe raggiunta e, invece di soccorrerla, l’avrebbe aggredita con un pugno all’occhio per poi soffocarla a mani nude.
Le indagini dei carabinieri di Ischia e della Procura di Napoli (pm Alfredo Gagliardi), coordinate dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, hanno portato all’accusa formale di omicidio volontario pluriaggravato nei confronti di Ilia Batrakov. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo “impedì alla compagna ferita, caduta in un dirupo, di respirare, comprimendole bocca e il naso, facendo presa sul volto della vittima con la mano sinistra sporca di terriccio ed erba, lasciando segni inequivocabili poi riscontrati dal medico legale e dall’anatomopatologo durante l’autopsia”. Ulteriori elementi probatori emergono dai colloqui in carcere dell’indagato, intercettati dai carabinieri, dai quali traspare una “malcelata preoccupazione […] circa la possibilità che i militari dell’ arma possano scoprire i segni della sua aggressione”.
Contrariamente a quanto sostenuto dal 41enne, che secondo gli investigatori tentava di dipingere la vittima come una persona dedita all’alcol, gli accertamenti tossicologici hanno smentito tale versione. Gli esami hanno infatti evidenziato l’assunzione di farmaci in misura compatibile con una cura antipsicotica, escludendo uno stato di ebbrezza al momento della morte. Un ulteriore dettaglio inquietante emerge dalle intercettazioni in carcere, dove Batrakov manifesta particolare agitazione quando il suo interlocutore gli riferisce che l’autopsia si concentra sui polmoni della 32enne. Gli esami autoptici hanno effettivamente riscontrato “tracce di terreno e materiale vegetale inspirati nell’estremo tentativo di incamerare aria per vivere” nelle vie respiratorie della vittima.
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