Il Tribunale di Chieti ha emesso una sentenza di condanna a 7 anni di reclusione per un uomo di 40 anni accusato di aver abusato sessualmente della figlia di soli 7 anni durante un periodo di vacanza. La vicenda, che risale a cinque anni fa, è emersa grazie alla denuncia della madre della bambina, la quale si è rivolta ad una struttura competente dopo aver notato evidenti disagi comportamentali nella figlia al suo ritorno dalle ferie estive trascorse con il padre.
La piccola, in un momento di rabbia, ha trovato il coraggio di rivelare alla madre l’abuso subito, innescando così l’intervento della Procura di Chieti che ha richiesto l’incidente probatorio. Durante le indagini, la bambina ha indicato chiaramente il padre come l’autore delle violenze, non solo attraverso il racconto diretto alla madre e ad altri testimoni, ma anche mediante l’uso di disegni.
Il pubblico ministero Marika Ponziani, nella sua requisitoria, ha sottolineato l’attendibilità delle testimonianze della minore, evidenziando come non siano emersi elementi significativi a favore della difesa né alternative plausibili riguardo all’identità dell’abusatore. La Pm aveva inizialmente richiesto una condanna a 12 anni di reclusione per l’imputato.
Nonostante si trattasse di un processo basato principalmente su indizi, l’avvocato Antonello Peroglio, rappresentante legale della madre della vittima costituitasi parte civile, ha espresso soddisfazione per il giusto peso attribuito al racconto della bambina, supportato da numerosi riscontri nelle prove testimoniali. Oltre alla pena detentiva, il Tribunale ha disposto per il condannato le pene accessorie e il risarcimento dei danni alle parti civili, da quantificare in un separato giudizio. L’imputato, presente in aula e difeso dall’avvocato Paolo Conte, dovrà ora attendere le motivazioni della sentenza.
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