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Aprire un doposcuola privato: i passi necessari per avviare l'attività

Società - 20 gennaio 2012 Vedi anche: Lavorare da casa

Per fare doposcuola devo aprire la partita IVA? Di che locali devo disporre? Posso fare una semplice ricevuta fiscale o devo emettere fattura? Queste domande sono tra le più frequenti per chi abbia in mente di aprire un doposcuola privato. Ecco come muoversi per avviarne uno.

Aprire un doposcuola privato è un’idea “imprenditoriale” di molti laureati, diplomati (o insegnanti) che attraverso quest’attività intendono dare un “aiuto competente” a bambini e studenti di scuole medie e superiori, nello svolgimento dei compiti.

Realizzare un doposcuola privato, tuttavia, comporta una serie di domande frequenti che riguardano:

  • la normativa di riferimento
  • il fisco
  • le assicurazioni importanti per non inciampare in qualche guaio

Prima di tutto, bisogna dire, che per uscire dalla confusione vigente, il passo giusto da fare è rivolgersi ad un bravo commercialista per conoscere le norme che regolano l’attività privata. In secondo luogo, diventa necessario distinguere diversi piani di attuazione dell’idea:

  1. Il piano legale
  2. Il piano fiscale
  3. Il piano economico progettuale e pubblicitario
  4. La finanziabilità dei costi

Riguardo alla questione legale che regolamenta l’apertura di un doposcuola privato come anche una ludoteca, si può dire che la legalità di questa attività riguarda in larga parte gli ambienti adibiti ad ospitare gli studenti; in tal senso, bisogna considerare

In questo caso, la cosa migliore da fare è individuare un luogo (anche casa propria) e interpellare la ASL e il Comune che, attraverso l’ufficio competente in materia, dichiari idoneo allo svolgimento di attività didattiche il luogo stesso. Se c’è un problema di “non idoneità” dell’edificio, il doposcuola non può essere aperto!

Prima di fare questo passo (o meglio in contemporanea), bisogna muoversi anche sul piano fiscale. In questo caso, bisogna dire, che aprire un doposcuola privato non corrisponde a fare lezioni private una tantum a casa propria o in qualsiasi altro ambiente. Aprire un’attività comporta una serie di obblighi fiscali che implicano la tutela dell’idea imprenditoriale cui si da vita.

Quando si apre un doposcuola privato, perciò, si dichiara “automaticamente” alla Camera di commercio la propria attività “produttiva”, indipendentemente da quanto si andrà a produrre. Questo secondo aspetto riguarderà invece le aliquote cui si diventa soggetti in proporzione a ciò che si guadagna.

Detto questo, ne consegue che per avviare un doposcuola, sarà necessario aprire la Partita Iva e dichiarare la propria attività con un nome o una ragione sociale. L’obbligo di apertura della partita Iva, in particolare, dipende dal carattere di abitualità con cui viene svolta l’attività di docente privato (art. 5 DPA 633/1972). Se, invece, l’idea è solo quella di fare alcune lezioni private come aiuto compiti o altro, basterà fare una ricevuta fiscale come “prestazione occasionale“, prevista sino al raggiungimento di un reddito annuo di 5000 €.
Questo tetto di reddito è il requisito necessario per iscriversi all’INPS, presso la Gestione Separata, nella forma di Lavoratori Autonomi Occasionali.

C’è da dire che, anche in questo caso, sarebbe bene dichiarare la presenza abituale di minori (e non), in ambienti adibiti a studio e lavoro. Considerati i recenti fatti di cronaca, infatti, il modo migliore per lavorare seriamente e in serenità è proprio quello di fare tutto in maniera regolare soprattutto quando si ha a che fare con i bambini. In particolare, quando si ospitano minori o altri soggetti in casa propria, è meglio fare loro delle assicurazioni specifiche per le quali è utile rivolgersi alla Questura.

Come è noto, tuttavia, nella maggior parte dei casi, chi fa lezione una tantum a casa propria o si reca a domicilio per svolgere aiuto compiti è un libero professionista e, pertanto, non è tutelato né tutela nessuno: è tenuto, al massimo, al pagamento delle tasse in regime di ritenuta d’acconto pari al 20% su ciò che dichiarerà come profitto.

Al momento, comunque, la Legge non dice nulla su come comportarsi con le lezioni private. Ecco perchè è bene strutturare l’idea in maniera ottimale, costituendosi in associazione, fondazione o, eventualmente, qualora l’attività fosse cospicua, associandosi in forma cooperativa sociale.

Se però si è da soli e si vuole soltanto fare del doposcuola in casa propria, l’importante è mettersi nelle condizioni di poter rilasciare una ricevuta fiscale al genitore o allo studente pagante. Sarà poi il commercialista a cumulare i profitti in sede di dichiarazione dei redditi, calcolando le eventuali tasse dovute. Bisogna stare solo attenti a non superare i 5000 € di reddito come lavoratore autonomo occasionale alla Gestione Separata.

Finanziamenti per aprire un doposcuola privato

Un altro degli aspetti più delicati dell’apertura di un doposcuola è la finanziabilità dei costi di questa attività. La Legge cui fare riferimento è la Dlgs 185/2000 sull’autoimpiego o sulla microimpresa che, però, non prevede il rimborso dei costi della formazione a terzi. Si possono invece inserire in questo progetto le opere strutturali e l’acquisto dei beni necessari. Per quanto riguarda le spese come affitto, luce e gas queste sono da considerarsi spese di gestione, aggiuntive al finanziamento complessivo e sono coperte sino a 5000 €.

Articolo scritto da: Cinzia Rampino

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