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Divorzio e assegno di mantenimento, cambiano le condizioni

Società - 11 maggio 2017

Novità sul fronte divorzio in relazione all’assegno di mantenimento: una sentenza di qualche giorno fa cambia i parametri in base al quale verrà calcolato l’assegno per l’ex coniuge, non tenendo più conto del cosiddetto “tenore di vita”.

Il matrimonio a quanto pare non è più garanzia di una vita agiata: tutta colpa della Cassazione, che ha letteralmente rivoluzionato le modalità per il conteggio dell’assegno divorzile. Insomma, non si terrà più conto del cosiddetto “tenore di vita” goduto dal coniuge durante il matrimonio, ma l’assegno di mantenimento, come già accade in molti paesi europei, verrà calcolato in base ad un nuovo parametro basato sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge. Alla ex moglie, o all’ex marito se il caso vuole, verrà garantito soltanto quel minimo essenziale per poter vivere, qualora non sia già economicamente autosufficiente.

Una vera e propria rivoluzione che cambia lo stato delle cose dopo oltre trent’anni. Negli anni ’70, quando venne approvata la legge sul divorzio, si pensò, probabilmente, di tutelare il cosiddetto sesso debole, ma i tempi sono cambiati e anche le leggi devono adeguarsi, almeno secondo la Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 11504 rinegozia i parametri in base al quale vengono a stabilirsi dopo il divorzio i rapporti di natura economica tra gli ex coniugi.

Secondo i giudici il matrimonio non è altro che un atto di libertà e di autoresponsabilità, per cui nel caso le cose poi vadano male bisognerà provvedere a se stessi senza alcuna rendita di posizione. A quanto pare, quindi, il matrimonio non è più l’affare della vita, tutt’altro. Questa sentenza tiene conto della realtà delle cose, un paese dove le famiglie allargate sono sempre di più e versare un assegno di mantenimento all’ex coniuge può diventare un ostacolo alla costituzione di una nuova famiglia e quindi una violazione del diritto di rifarsi una vita, riconosciuto dalla Carta di Strasburgo e dalla Carta Fondante dell’Unione Europea.

Questa sentenza degli ultimi giorni ci costringe a fare i conti con la realtà e con scelte difficili. Si celebreranno meno matrimoni? Chissà!

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