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L'AVVOCATO RISPONDE

L'Avvocato Cristiana Covaleov si occupa di diritto di famiglia e di diritto internazionale privato, ponendo in primo piano gli aspetti emotivo-familiari dei propri assistiti. Ci terrà aggiornati sulle novità oggi sempre più frequenti e sui particolari casi di matrimoni misti con connotati internazionalistici, rapporti con i figli e problematiche successorie. Risponde alle vostre domande di maggiore interesse.

Diffondere foto private: quando è reato il sexting?

Matrimonio - 21 maggio 2018

Diffondere foto private di minori e maggiorenni, ovvero come si configura il reato di sexting e chi ne risponde in questi casi. A spiegarci tutto è l’avvocato Covaleov.

Oggi affronteremo un tema che ha fatto molto discutere all’epoca dei fatti ed ancora oggi rimane un tema irrisolto, lo scambio di foto hot di minorenni e maggiorenni.  Lo faremo  ricordando il caso di minorenni che avevano diffuso nel 2013 la foto di una coetanea nuda, facendola circolare sui telefonini di mezza città, condannati poi, insieme ai genitori, a risarcirla in sede civile. E’ quanto stabilito dal giudice del tribunale di Sulmona. La ragazza, all’epoca 14enne, denunciò la diffusione di scatti osé sui social. Furono i genitori della ragazza a far partire le indagini con l’accusa di diffusione di materiale pedopornografico. Quello che appariva un semplice gioco si è trasformato in un complesso procedimento giudiziario.

In sede di penale gli indagati sono stati tutti prosciolti mentre in sede civile, dove il giudice ha accolto parzialmente le richieste dei genitori che avevanorichiesto un risarcimento di 650mila euro, per danni patrimoniali e non. Il giudice ha disposto che a pagare il risarcimento debbano essere i genitori dei minorenni in quanto “è in capo al genitore l’onere di provare e di dimostrare il corretto assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sul figlio, solo in tal modo potendosi esonerare dalla condanna risarcitoria” quindi per una culpa in educando.
Il giudice ha infine “condannato” anche i genitori della minorenne non riconoscendo loro il risarcimento in quanto non avrebbero vigilato sulla condotta imprudente della propria figlia, da cui sarebbero partite le foto osè.

Chiariamoci le idee sul sexting, con questo termine si fa riferimento allo scambio di foto o video sessualmente espliciti. Scattare una foto in posa sensuale e inviarla al proprio fidanzato è una moda del momento, ma spesso non si tiene conto del fatto che quelle foto vengono conservate su un dispositivo digitale, e quindi sono nelle mani altrui, con tutti i rischi del caso: i rapporti si deteriorano, comunque si rimane in possesso delle foto che potrebbero venir diffuse per “vendicarsi” oppure per semplice scherzo.

Le conseguenze psicologiche sulla vittima possono essere devastanti: dalle conseguenze sulla vita sociale e la reputazione alle conseguenze di ordine legale, vediamo di capire meglio cosa comporta il sexting.

Il nome deriva dall’unione delle parole inglesi “sex” e “texting” e può essere di due tipi:
sexting primario, quando è il protagonista dell’immagine a diffondere la foto a terzi;
- sexting secondario, quando la diffusione a terzi avviene ad opera di una persona diversa da quella ripresa nell’immagine (che ha poi inviato la foto la prima volta).

Ovviamente il sexting è legale se le parti coinvolte sono maggiorenni e consenzienti. Ma l’invio di tali materiali a soggetti non consenzienti può configurare il reato di molestie o stalking. La Cassazione (sez. VI, sent. n. 32404/2010) ha infatti sostenuto che integra il reato di atti persecutori (stalking) il reiterato invio alla vittima di sms o di messaggi postati sui cd. social networks, nonché la divulgazione su questi ultimi, di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima vittima. Per non parlare, ovviamente, dell’illecito trattamento di dati personali (il volto) altrui.
Nel caso in cui siano ritratti minori, inviare le foto a terzi può configurare il reato di distribuzione di materiale pedopornografico, e il reato si realizza anche se l’autore delle foto coincide col soggetto che le diffonde. Il solo conservare tali foto nel proprio dispositivo può configurare il reato di possesso di materiale pedopornografico.
In Italia, ad esempio, è reato la produzione e successiva detenzione di materiale pedopornografico anche se non destinato alla diffusione. Pertanto, due minori che si ritraggono intenti in atti sessuali tra loro, consenzienti, sono comunque perseguibili per la produzione del video o delle foto, oltre che per l’eventuale diffusione.

Il problema è che le leggi che riguardano il sexting sono progettate per lo sfruttamento di minori da parte di adulti, e per proteggere lo sviluppo regolare della personalità del minore.

Come si è pronunciata la nostra Cassazione sulla materia?

Con la sentenza del 21 marzo 2016 n. 11675, della Corte di Cassazione è intervenuta su questo caso emblematico. In sintesi, la minorenne scatta autonomamente delle foto che la ritraggono in pose pornografiche e le invia, di propria iniziativa, ad alcuni amici. Di questi, uno le tiene per sé, gli altri le condividono con altri amici. Per il primo scatta l’imputazione di detenzione di materiale pedopornografico, per gli altri la cessione di materiale pedopornografico.

La Suprema Corte conferma l’assoluzione del tribunale di primo grado confermando che il presupposto necessario per la configurabilità del reato contestato risiede nella “alterità e diversità” fra il soggetto che produce il materiale pornografico e il minore rappresentato. Nel caso specifico, invece, era la stessa minore ad essersi ritratta(selfie) e ad avere inoltrato a terzi le immagini, senza pressioni o condizionamenti di alcun tipo.

La Corte pone l’accento sull’”utilizzazione” del minore, di cui al primo comma dell’articolo 600-ter, come requisito necessario per la punibilità, come fosse un mezzo più che una persona. Da cui la necessità che la condotta (lo scatto delle immagini) sia posta in essere da un terzo per essere punibile. Nel caso in cui il materiale sia realizzato dallo stesso minore, in modo autonomo, consapevole, non indotto o costretto, manca un elemento costitutivo del reato.

In sostanza sono esclusi i cosiddetti selfie dalla punibilità. Per questi motivi la Cassazione rigetta l’impugnazione della Procura Generale e assolve gli imputati. 

Responsabilità e risarcimento del danno. Perché rispondono i genitori in questo caso?

In merito alla responsabilità civile, cioé su chi ricade l’onere di risarcire il danno, questa recente sentenza del tribunale di Sulmona stabilì che sono i genitori dei minori a doverne rispondere anche se in sede penale gli indagati sono stati prosciolti, ma in sede civile le richieste di risarcimento del danno da parte dei genitori della 14enne, sono state parzialmente accolte, con una condanna al pagamento di oltre 100mila euro, a carico dei genitori dei minori che hanno diffuso le foto senza consenso. Il giudice ha stabilito che il risarcimento andrà solo alla 14enne, non risparmiando nemmeno i suoi genitori che “non avrebbero vigilato sulla condotta imprudente della propria figlia, da cui sarebbero partite le foto osé”.

Rimangono comunque delle questioni aperte. Se anche manca una strumentalizzazione del minore, una successiva diffusione non concordata col minore pone un problema di consenso successivo come in questo caso.. la strumentalizzazione si verificherebbe nella sola fase della diffusione, costituendosi così il reato. Le difficoltà di inquadramento dei vari reati sono fanno capire che la normativa nasce senza una adeguata comprensione dei rapporti tra persone nell’era del digitale, rapporti modificatisi velocemente così come è cambiata della comunicazione.

Quindi oggi è difficile inquadrare le ipotesi di sexting nei reati configurati.

Come avete visto, attualmente, chi cede il materiale ricevuto da un minore ritratto in pose intime ed autoprodotto (selfie) non viene punito mentre lo sarebbe chi cede immagini da lui realizzate con il consenso del minore ritratto. Il discrimine risulterebbe in chi ha materialmente effettuato lo scatto. Si spera pertanto che il legislatore sia veloce come la tecnologia  comunicativa odierna  nel colmare le lacune attuali in questa materia.

 

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