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Come parlare del terrorismo ai bambini?

Mamma - 12 settembre 2017

Se in questi ultimi tempi vi siete chiesti come parlare del terrorismo ai bambini, ecco qualche consiglio pratico per affrontare questo spinoso tema che coinvolge tutti, grandi e piccini.

Parlare ai bambini di ciò che sta accadendo in questi ultimi tempi a causa del terrorismo risulta spesso una esigenza sentita da educatori e genitori. Ma come parlare del terrorismo ai bambini?

Partiamo con il dire che parlarne non è un obbligo e che se ne dovrebbe parlare solo se lo si ritiene necessario, se loro ci fanno domande o se risultano scossi dalla “bomba emotiva” (o per prevenire che ciò avvenga) che viene sganciata a casa nostra dai media. Detto questo, ai bambini si deve parlare con franchezza, dicendo ciò che è vero perchè loro, quando “i conti non tornano” e ci sono troppe ipotesi, sofferenze inespresse e fatti non chiari, non riescono a farsi una vera idea di ciò che accade. Il risultato? Potremmo spaventarli ancora di più. Quindi, parliamo chiaro.

In linea di massima ecco come fare:

  • Ascoltiamo quali possono essere le loro paure
  • Rassicuriamo e proteggiamo
  • Per parlare chiaro di terrorismo ai bambini facciamoci un’idea, prepariamoci, entriamo nel merito e poi procediamo.

Tutto dipende dall’età, naturalmente: con i bambini piccoli parlare di terrorismo potrebbe non essere troppo indicato se non risulta strettamente necessario, magari perchè ci si accinge a fare un viaggio in luoghi in cui ci sono stati attentati terroristici tali per cui è necessario spiegare bene tutto.

Usiamo le fiabe i disegni, una recita; lasciamo esprimere loro le proprie emozioni e, soprattutto, spieghiamogli che cosa vedono in TV a proposito degli attentati terroristici.

A loro non importa che l’attentatore si chiami Isis o altro, importa che ci siano delle persone malvagie che vogliono uccidere altre persone innocenti, importa che la guerra esiste in ogni angolo del pianeta e nel nostro cuore e che è bene saperlo perchè ogni giorno ci sono bambini meno fortunati che vivono sotto le bombe e sono lontano dalle loro mamme. In fondo, gli abbiamo raccontato per secoli che esiste un lupo cattivo, un uomo nero, una strega… perchè ora non dargli un nome e un cognome, tanto più che il lupo non è cattivo affatto e le streghe non esistono?

Terrorismo bambini

Usare le metafore è un bene per spiegare che quando una persona soffre può ferire gli altri. Non importa dire nemmeno che la causa di tutto questo è (o potrebbe essere) la religione, ma è bene dire che anche nel nostro Paese un tempo ci sono state guerre per ottenere la libertà: quella di poter pregare ognuno a modo suo, di poter essere Cristiani, Buddisti e Musulmani, quanto di poter andare a scuola e giocare per strada con amichetti di tutte le razze e di tutte le etnie. La parola “terrorismo” inoltre significa qualcosa di preciso: usare la strategia del terrore e la paura come arma per fare del male, ma che a tale angoscia non si deve cedere e si deve combattere con la fiducia e l’unità.

Per spiegare ai bambini il terrorismo non è necessario dire che noi siamo “buoni” e gli altri cattivi ma è meglio dire che il male esiste e c’è sempre chi è pronto a uccidere e ferire per ottenere ciò che vuole.

Raccontare i fatti, a questo punto – l’attentato di Barcellona, di Parigi e tutti gli altri – sarà un po’ più semplice perchè si potrà dire che un gruppo di persone molto cattive e arrabbiate minacciano il bene e la felicità di tutti gli altri, compiendo azioni malvagie che sono gli attentati terroristici.

Articolo scritto da: Cinzia Rampino

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